Cina: il Governo teme la giornalista Hu Shuli

In Italia, come ricordato recentemente da Al Gore a “che tempo che fa”, l’informazione non vive le sue stagioni migliori. C’è da dire che questo presunto buio, figlio dell’autocensura praticata il più delle volte dagli stessi giornalisti che si adeguano al colore politico del Governo senza che nessuno esplicitamente glielo abbia chiesto, sta per rischiararsi.

Mentre in tutto il Mondo, Italia compresa, i giornali cartacei chiudono Il Fatto di Antonio Padellaro cresce fino a diventare un vero e piccolo caso. Quel che lo scorso autunno valeva 600mila euro oggi è quotato 60 milioni di euro.

Il buon giornalismo vende. E crea a chi governa dei problemi. Alla vigilia della giornata mondiale dell’Unesco per la libertà di stampa, avvenuta lo scorso 3 maggio, Vanity Fair ha intervistato Hu Shuli la giornalista di Pechino che secondo il Time è considerata dal Governo cinese la donna più pericolosa del Paese.

“Il nostro obiettivo - ha dichiarato Hu Shuli al settimanale italiano - è dare un’informazione credibile e soprattutto comprensibile a tutti, anche alla gente comune, attraverso la carta stampata, il web, i video. Concentrando molto l’attenzione sull’economia e sulla finanza.

Sull’economia si gioca il futuro della Cina, anche in merito al rispetto dei diritti umani. E poi perché in questo campo si possono dire tante cose: sull’economia il governo è meno rigido con i media”.

Parafrasando certe teorie leghiste, secondo le quali gli immigrati rubano i lavoro agli italiani, forse una giornalista come Hu Shuli nel nostro paese una poltrona al Minzolini di turno dovrebbe scipparla.

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