Berlusconi e i giovani: bilancio di un governo


In occasione della festa dei lavoratori Silvio Berlusconi ha rilasciato un'inaspettata dichiarazione di buone intenzioni nei confronti delle nuove generazioni:

"il primo maggio è l'occasione per confermare l'impegno del governo per la tutela dei diritti dei lavoratori, in particolare dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro senza più le garanzie, le certezze e le opportunità dei loro padri, in un tempo di crisi e di epocali trasformazioni dell'economia e della società"

Un'uscita curiosa, che segue a qualche mese di distanza quella di Giulio Tremonti sul posto fisso come "obiettivo fondamentale" dell'esecutivo e ci offre l'occasione di esaminare il bilancio dei governi Berlusconi sul fronte "giovani & lavoro", a due anni dalle ultime elezioni legislative.

Va innanzitutto notato che, come avevamo riportato in un esauriente resoconto dell'ottobre scorso, la flessibilizzazione del mercato del lavoro e la conseguente creazione di un mercato del lavoro duale, a tutto svantaggio dei giovani, è stata in gran parte opera dei governi di centrodestra degli ultimi 15 anni.

In secondo luogo, è vero che il tasso di disoccupazione italiano a fronte della crisi è rimasto al di sotto della media europea (come amano ripetere gli esponenti governativi), ma si fa notare troppo poco come quello giovanile sia invece aumentato ben più che altrove, portandoci a livelli-record nell'ambito dell'Unione.

E se da un lato i giovani sono più esposti al rischio di disoccupazione, dall'altro hanno molte meno chances di adulti e anziani di avere diritto ad un sostegno contro la disoccupazione. Benchè Berlusconi ami ripetere che "non c'è nessuno che avendo perso il posto di lavoro venga lasciato solo dallo Stato", la realtà è infatti ben diversa.

Il nostro sciagurato sistema di ammortizzatori sociali (il "migliore d'Europa" secondo Brunetta, che poi però ha cambiato idea) è fondato su strumenti come la cassa integrazione, che tendono a coprire prevalentemente lavoratori di mezza età, in grandi aziende e con contratti a tempo indeterminato.

Il risultato è che dei 4 disoccupati su 5 che non ricevono nulla dallo Stato, moltissimi sono proprio giovani precari. Il governo ha fatto sì qualcosa per estendere la platea dei beneficiari anche ai "lavoratori flessibili", ma agendo con strumenti che assomigliano più all'elemosina che ad un vero sostegno della disoccupazione di tipo europeo.

Le priorità del governo sono state d'altronde illustrate esplicitamente dal ministro Sacconi, nelle prime fasi della crisi:

"Dobbiamo evitare che chi ha trent'anni di aspettativa di vita, figli da crescere, un mutuo, resti solo. Per i giovani questa crisi sarà una ventata di responsabilità. Ma è drammatico vedere un cinquantenne disoccupato. Bisogna proteggere innanzitutto le persone adulte, i capifamiglia"

Questo il vero bilancio, e le autentiche intenzioni programmatiche del governo Berlusconi. Poi - certo - ci sono le dichiarazioni estemporanee, che lasciano il tempo che trovano: Tremonti che invoca il posto fisso; Brunetta che immagina 500 euro mensili ai giovani con soldi sottratti alle pensioni, o propone l'uscita di casa a 18 anni obbligatoria per legge.

Parole al vento, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, veri e propri sberleffi. Proprio come la dichiarazione di Berlusconi del 1°maggio.

Foto | Flickr.

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