Finiani e Pdl. Dopo Bocchino a chi tocca?


Approfittiamo del pacioso weekend del primo maggio, scivolato via tra gite fuori porta e concertoni più anonimi del solito, per tornare a fare il punto sul clima all'interno del Pdl successivamente al mezzo congedo di Bocchino. Ricordiamo infatti che le sue dimissioni hanno un significato puramente politico, ma non comportano grosse conseguenze a livello pratico, almeno per ora.

A livello mediatico la battaglia infuria violenta. Feltri continua a picchiare duro col suo Giornale, e dopo aver accusato la compagna di Fini di produrre un programma Rai dagli ascolti modesti solo per i suoi appoggi politici, ha condotto eguale offensiva contro la moglie di Bocchino. E a poco è valsa la risposta dell'ex-capogruppo, che ha fatto rilevare come da 15 anni la moglie lavorasse per la tv (dunque ben prima di unirsi in matrimonio al nostro Italo) poiché è indubbio che in Italia le cose funzionano in questo modo. D'altronde lo stesso Bocchino ha poco da fare lo scandalizzato, quando basterebbe riprendere in mano le intercettazioni dell'anno scorso per capire che concezione abbia della politica e degli affari tra amici.

Certo, si potrebbe a ragione obiettare che non è l'unico. Gli stessi suoi accusatori farebbero bene a guardare in casa propria prima che altrove. Ma questo è un altro discorso. Tornando a noi, cerchiamo invece di capire come si stia evolvendo la situazione in casa An. Abbiamo già visto come quasi tutti i vecchi colonnelli siano passati sul fronte Berlusconi (La Russa e Gasparri gli esempi più lampanti); ora ci si domanda se i pochi nomi che si sono coraggiosamente mossi in favore di Fini rischino una successiva epurazione, Urso e Ronchi su tutti. E la cosa appare francamente improbabile.

Il fronte dovrebbe invece spostarsi dalla guerra delle poltrone (Bocchino si è stolidamente suicidato e non fa testo) alla battaglia ideologica sulla libertà d'espressione in seno al partito. Questa la tematica battente che l'unico quotidiano di destra in quota finiana, il vecchio organo missino Secolo d'Italia, sta portando avanti con il suo direttore Flavia Perina. Il tutto in ossequio alle posizioni di Fini che ha più volte ribadito che non lascerà mai il Pdl.

Berlusconi dovrà dunque con ogni probabilità rassegnarsi alla nascita di un'opposizione interna, concetto che ha sempre aborrito. Cacciare Fini dal Pdl sarebbe infatti un errore catastrofico. Al momento 9 elettori su 10 sono col Cavaliere, ma un atto di intolleranza ideologica come questo potrebbe spostare il consenso non tanto verso il Presidente della camera, che per sua stessa ammissione da solo vale meno dell'1% (iperbole che però rende bene l'idea) ma verso il sempre più pressante alleato leghista, la cui ascesa appare ogni giorno più inarrestabile.

Se poi le chiameremo correnti, flussi o movimenti d'idee è questione di lana caprina. Il blocco finiano esiste di fatto, e se non commette passi falsi può ricavarsi una buona nicchia, inepurabile. In attesa di tempi migliori.

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