Calderoli e l'Unità d'Italia. Cosa c'è dietro una vecchia polemica


Da tre giorni infuria la polemica sulle dichiarazioni di Calderoli, astutamente estortegli dalla conduttrice di In 1/2 h Lucia Annunziata. Alla domanda se parteciperà alle prossime celebrazioni per il 150° dell'Unità d'Italia il ministro ha risposto in modo sibillino, dimostrando - come prevedibile - ben poco entusiasmo per la ricorrenza.

Ora, al di là del fatto che Calderoli ha semplicemente anteposto la concretezza dei fatti di governo, soprattutto intorno all'annosa riforma federalista, alla celebrazione pura e semplice, cerchiamo di vedere al di là delle sue parole. La Lega viene da antiche posizioni secessioniste che non ha mai completamente abbandonato. Una buona fetta dell'elettorato (e della dirigenza) padane vede il federalismo come una tappa del percorso e non come un punto d'arrivo.

Una volta varata questa riforma la strada per ottenere di più potrebbe aprirsi, e tutto dipenderebbe dalla contingenza politica. Stiamo chiaramente ragionando in senso futuribile. Chissà quanti anni ci vorranno ancora per partorire un sistema federalista vero, ben lontano dai fantocci di sinistra e di destra che abbiamo visto nel passato...

A quel punto però Berlusconi non ci sarà più, e il vuoto di potere a destra andrà probabilmente a combinarsi con l'eterna impossibilità di coalizione tra i pianetini del centrosinistra. Un cocktail micidiale che potrebbe spingere il nord a dire basta vedendo nella Lega l'unico approdo possibile per salvarsi.

Fantapolitica? Forse. Ma il post-berlusconesimo non è stato ancora indagato a sufficienza e gli scenari possibili sono infiniti. Per questo oggi la questione se celebrare o meno l'Unità d'Italia appare di lana caprina. Ammesso che l'unità di ci sia mai stata.

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