La ricetta anticrisi della Cgil: assumere 400.000 statali


Il XVI congresso della Cgil svoltosi ieri a Rimini ha regalato momenti di comicità involontaria, alternati a bordate di fischi un po' per tutti (salvo il padrone di casa Epifani). Partiamo da questi ultimi. Sacconi, unico esponente ministeriale del governo, guadagna senz'altro la palma di più fischiato, com'era ovvio.

Seguono a sorpresa i capi delle altre due sigle sindacali, Angeletti e Bonanni, e infine il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, mentre per ragioni incomprensibili ai più l'ex-Presidente della Repubblica Scalfaro viene accolto con grande favore, aiutato forse dal proprio connaturato populismo.

Questo per quanto riguarda l'ambiente. Tornando invece allo spettacolo, Epifani si distingue subito come attore di razza. Ecco la sua ricetta per uscire dalla crisi e rilanciare l'occupazione: 400mila nuove assunzioni nella Pubblica amministrazione e altre 300mila nel settore privato grazie a una manovra mista di sgravi fiscali e crediti di imposta.

Sorvolando sulle risorse necessarie alla seconda parte, sulla quale si potrebbe anche discutere, qual è il senso di assumere una mezza milionata di lavoratori statali per un paese coi conti in rosso perenne? E per fare cosa, poi? Finché le proposte sono così balzane persino il contrario di un fulmine di guerra come il ministro Sacconi avrà gioco facile nel parlare di "via greca al socialismo". Ma questo accade quando si inseguono solo gli applausi calando volutamente il sipario sulla realtà.

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