Ore 12 - Casini spera nella ... clemenza di Berlusconi

altroBossi non glielo manda a dire: “Pier, te l’hanno messo in quel posto!”. E lui, il segretario dell’Udc risponde a denti stretti: “No, l’ho evitato per un pelo!”.

Sta stretto, Casini. Fra Berlusconi che non se lo fila per niente (ma mai dire mai …) e Veltroni che gli strizza l’occhiolino per “fare una opposizione più serrata”.

Ironizza l’ex presidente della Camera: “Sono come la bella Cecilia, tutti mi vogliono ma nessuno se la piglia”. Già. L’Udc, dallo tsunami del 14 aprile, con 36 deputati e 3 senatori, è uscito vivo. Più che vivo, diciamo che respira. Ma cos’è oggi l’Udc? Dove va? Parafrasando l’ex segretario Follini, l’Udc sta nella “terra di mezzo”. Ma è proprio così?

Confida Cuffaro: “Otto su dieci dei nostri vorrebbero tornare con il Cavaliere”. Significativo che tre senatori siciliani hanno votato l’altro giorno per Roberto Schifani alla presidenza del senato. Mario Baccini, fra i fondatori della Rosa Bianca (in veste anti Pdl e anti Pd), ha votato per Fini alla presidenza della Camera.

Casini vorrebbe fare il grande partito di “centro”. Ma fa un passo avanti e due indietro. E Pezzotta sbuffa e scalpita. La parola d’ordine di Casini sembra essere una sola: tirare il fiato per riprendersi dopo il naufragio. E poi? Poi si vedrà. Confidando nella clemenza di Berlusconi?

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