Nuovo Presidente della Repubblica: Stefano Rodotà è il vero candidato del Movimento 5 Stelle

Che Milena Gabanelli possa diventare Capo dello Stato non lo crede nessuno. Idem per Gino Strada. Per trovare un vero "papabile" bisogna scorrere la classifica delle Quirinarie.


Di fatto l'ha detto anche Beppe Grillo commentando le Quirinarie e la vittoria di Milena Gabanelli: "La voteremo solo noi, non credo sarà possibile (l'elezione)". E quindi, quella della giornalista e conduttrice di Report, è solo una candidatura di bandiera. Il nome che il Movimento 5 Stelle voterà nelle prime tornate a partire dal 18 aprile.

Perché l'elezione di Milena Gabanelli non è possibile? Un po' perché le manca il profilo istituzionale, un po' perché gli altri partiti - a cominciare dal Pd - difficilmente saranno d'accordo su una candidatura di questo tipo. Il che significa che per trovare un candidato credibile bisogna scendere un po' lungo la classifica delle Quirinarie M5S. Escludiamo per le stesse ragioni anche Gino Strada, l'attenzione si ferma sul terzo nome in lizza: Stefano Rodotà. Giurista, garante per la privacy, un passato da militante di sinistra e radicale, ma sempre in forma indipendente.

Ed ecco che forse un nome per un vero candidato dalle Quirinarie è saltato fuori. Certo, ci sono anche Romano Prodi, Emma Bonino, Gustavo Zagrebelsky, ma sono tutti dietro. In particolare Prodi, che al Pd piacerebbe e piacerebbe anche a Matteo Renzi, si trova in ottava posizione. Ragione per cui sarebbe meno giustificabile per gli eletti pentastellati una loro convergenza sul Professore ed ex premier.

Stefano Rodotà è invece sul podio, e tutti si rendono conto di come sia il primo che possa avere delle serie chance. Qui però sorge il vero dilemma: a partire dalla quarta votazione i parlamentari del Movimento 5 Stelle potranno decidere di appoggiare qualcun altro o dovranno continuare a votare - in maniera un po' assurda - per Milena Gabanelli? Non sarebbe meglio provare a conquistare una vittoria incredibile, per un neonato partito? Il buon senso direbbe di sì, ma non sempre è stato il buon senso a guidare le scelte a Cinque Stelle.

Se però si decidesse che essere arrivati terzi alle Quirinarie possa essere considerato un lasciapassare sufficiente - oppure sia Gabanelli che Strada rinunciassero - ecco che il nodo potrebbe sciogliersi. E il Pd - che nelle vesti del Pds ha candidato ed eletto Rodotà - difficilmente metterebbe i bastoni tra le ruote. O meglio: non metterebbe i bastoni tra le ruote la dirigenza del Pd, Bersani & co, perché i cattolici potrebbero avere qualche difficoltà a eleggere uno che è socio onorario dell'associazione Libera Uscita per la depenalizzazione dell'eutanasia.

Ma per i democratici potrebbero non esserci altre strade. La trattativa con Berlusconi langue, Romano Prodi non andrà mai giù al Cavaliere. Anna Finocchiaro e Giuliano Amato - per ragioni diverse - non hanno il pedigree del Capo dello Stato. Si cerca di trattare con Mario Monti, ma il premier in carica vuole a tutti i costi che si trovi un nome condiviso da Pd-Scelta Civica-Pdl e comunque i numeri di Monti non sono sufficienti.

Certo, in un momento del genere, con un Parlamento balcanizzato, sarebbe meglio trovare un nome condiviso da eleggere con una maggioranza qualificata dei due terzi, quindi nelle prime tre votazioni. Ma è più probabile che si vada per le lunghe. E che il nome di Stefano Rodotà prenda piede nell'emiciclo.

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