Stefano Rodotà: «Le decisioni parlamentari si muovono nell'ambito della legalità costituzionale»

Il giurista, 80 anni, è stato candidato dal Movimento Cinque Stelle e votato anche da Sel. Nonostante la chiamata alla protesta di Beppe Grillo, però, Rodotà difende le scelte del Parlamento e non ama le "marce su Roma".

19.00: Ecco la dichiarazione, brevissima, di Stefano Rodotà.

«Sono sempre stato convinto che le decisioni parlamentari possano e debbano essere discusse e criticate anche duramente, ma partendo dal presupposto che si muovono nell'ambito della legalità costituzionale. E' un momento molto delicato, vi leggo una dichiarazione e non rispondo a domande perché non voglio creare più problemi di quanti non ce ne siano».

18.49: con grande dignità e senso dell'istituzione, Stefano Rodotà difende la votazione in Parlamento e si dice contrario a qualsiasi marcia su Roma (il riferimento è ovviamente alla protesta che vuole portare in piazza Beppe Grillo).

Stefano Rodotà Presidente di tutti

14.15: «Stefano Rodotà è il Presidente di tutti». E' questo lo slogan scelto dal Movimento Cinque Stelle per far capire che non c'è alcuna preclusione logica alla candidatura del giurista al Quirinale.

Su Facebook, nel frattempo, scatta l'ironia.

Perché il Pd dice no a Rodotà?

Perché il Pd dice no a Rodotà
Perché il Pd dice no a Rodotà
Perché il Pd dice no a Rodotà
Perché il Pd dice no a Rodotà
Perché il Pd dice no a Rodotà
Perché il Pd dice no a Rodotà

20 aprile 2013, ore 13.39: mentre si attende la risposta di Giorgio Napolitano a proposito della richiesta di Pd, Pdl e Scelta Civica per un suo secondo mandato, Stefano Rodotà lancia un chiaro messaggio. Non ritira affatto la candidatura. E, anzi, ringrazia

«i grandi elettori del Pd che mi stanno votando»

sottolineando come questi voti rispondano a richieste che provengono anche dalla base del Partito Democratico.

19.08: Sefano Rodotà rimane dunque un serio candidato per la Presidenza della Repubblica.

18.53: il risultato della quarta votazione è di 213 voti per Stefano Rodotà, che ha preso 50 voti in più dei deputati e senatori del M5S

18.51: Stefano Rodotà intercetta voti del Pd e va ben oltre la cifra prevista se fosse stato votato solamente dal Movimento Cinque Stelle nel corso della quarta votazione.

A votazione ancora in corso, ha superato abbondantemente i 200 voti.

13.00: Stefano Rodotà avrebbe dichiarato:

«Non intendo creare ostacoli a M5S se vede altre soluzioni».

Sarebbe quersto l'orientamento del giurista, che non ritira la propria disponibilità alla candidatura, da un lato, ma dall'altro non si vuole porre come un ostacolo di fronte ad altre possibilità ed eventuali convergenze su altri nomi. Come quello di Romano Prodi, per esempio.

Che pure è stato già sonoramente bocciato da Beppe Grillo.

12.00 Il Movimento Cinque Stelle voterà per Stefano Rodotà. Beppe Grillo ha chiuso categoricamente la porta in faccia a Romano Prodi e al nuovo tentativo di Pierluigi Bersani di far uscire il Pd e il paese dallo stallo. Uno stallo che però può avere conseguenze difficilmente prevedibili.

Non è affatto detto, infatti, che Prodi ce la faccia alla quarta votazione per il Quirinale, fondamentale perché è la prima in cui si abbassa il quorum.

Stefano Rodotà, le prime due votazioni

18.55 - Si è conclusa la seconda votazione, Stefano Rodotà è risultato il candidato più votato con 226 preferenze. Leggero calo dovuto, probabilmente, al fatto che tutti fossero consapevoli che sarebbe venuta fuori un risultato "nullo" senza il quorum di 672 necessario all'elezione.

Stefano Rodota diceva che Grillo è pericoloso

18.25 - Il Movimento Cinque Stelle insiste, così come SEL, nel sostenere Stefano Rodotà alla presidenza della Repubblica. Nella prima votazione il giurista ha raccolto 240 voti, non un risultato esaltante, ma comunque si confermano gli equilibri che lo spingono verso il Quirinale. Se il Partito Democratico lo sostenesse l'elezione sarebbe scontata, almeno a partire dalla quarta votazione, ma Bersani ha scelto di appoggiare Marini con l'accordo di Berlusconi frantumando il partito. Un autogol clamoroso anche alla luce di un'intervista a Rodotà, rilasciata a Left nel luglio 2012, in cui l'ex garante per la Privacy definisce Grillo "pericoloso". Ecco l'estratto:


Grillo è figlio di tutto quello che non è stato fatto: la perdita di attenzione per le persone, la corruzione, la chiusura oligarchica. Gli ultimi due Parlamenti li avranno scelti al massimo 20 persone. In questo clima, ci dobbiamo aspettare fenomeni alla Grillo. Anzi, può darsi che ne vengano fuori altri, anche più pericolosi. Il fatto è che il populismo berlusconiano non è stato letto con la dovuta attenzione critica dalla sinistra. Ricordo bene cosa si diceva dopo la vittoria del 1994: Berlusconi ha fatto sognare, noi no. Altan, il più grande commentatore politico che ci sia in questo momento, ha disegnato uno dei suoi personaggi che diceva: «Non fatemi sognare, svegliatemi». La sinistra non è stata capace di andare alla radice culturale e politica del populismo berlusconiano. Quella deriva aveva un precedente negli anni del craxismo. Comincia allora la rottura, la corruzione giustificata, esibita, il disprezzo per la politica e per «gli intellettuali dei miei stivali». Anche oggi vedo grandi pericoli. Il fatto che Grillo dica che sarà cancellata la democrazia rappresentativa perché si farà tutto in Rete, rischia di dare ragione a coloro che dicono che la democrazia elettronica è la forma del populismo del terzo millennio. Queste tecnologie vanno utilizzate in altri modi: l’abbiamo visto con la campagna elettorale di Obama e nelle primavere arabe. Poi si scopre che Grillo al Nord dice non diamo la cittadinanza agli immigrati, al Sud che la mafia è meglio del ceto politico, allora vediamo che il tessuto di questi movimenti è estremamente pericoloso. E rischia di congiungersi con quello che c’è in giro nell’Europa. A cominciare dal terribile populismo ungherese al quale la Ue non ha reagito adeguatamente.

Ora diventa decisamente più comprensibile la scelta di Rodotà di non commentare e di non sbilanciarsi una volta saputo della candidatura. Insomma, Rodotà è tutt'altro che "il candidato di Grillo", queste parole non fanno che confermano la scelta miope di Bersani e la grande abilità strategica del "comico genovese" capace di proporre un nome di alto profilo e di ammirare la caduta fragorosa e surreale del Partito Democratico che si sfalda pur di non appoggiarlo.

14.05 - Stefano Rodotà ha ottenuto 240 voti nel primo spoglio, lo stesso nel quale Franco Marini ha raggiunto di appena 10 voti la maggioranza assoluta (fissata a quota 504) che basterebbe all'elezione a Presidente della Repubblica dalla quarta votazione in avanti. Il risultato di Rodotà non è esaltante, ai 162 voti del Movimento Cinque Stelle si sommano i circa 50 di SEL. In sostanza sono appena una trentina gli eventi diritto "non previsti" ad aver scelto il giurista, incidono certamente i 41 voti ottenuti da Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, da interpretare come un "messaggio" a Pierluigi Bersani.

13.40 - Mentre è passata la metà dello spoglio, è evidente che Franco Marini non ce la farà (qui la diretta). Con circa la metà dei voti segue Stefano Rodotà. Il Movimento 5 Stelle continuerà a insistere sul suo candidato, che sta ricevendo anche i voti di Sel e di parte del Pd, nella speranza che il Pd abbandoni Marini e convogli su Rodotà.

11.34 - Mentre è in corso la prima chiama, arriva un appello di Beppe Grillo ai suoi, che invoca calma e gesso: "Keep Calm and vote Rodotà".


E subito dai parlamentari Cinque Stelle è arrivata la risposta affermativa: "Voteremo Rodotà fino in fondo, fino alla quarta-quinta o sesta votazione. Marini non è un presidente possibile da votare e non lo voteremo", lo ha detto Andrea Cicconi del M5S intervistato nel corso dello speciale TgLa7.

Stefano Rodotà candidato M5S

Stefano Rodotà è il candidato ufficiale del Movimento Cinque Stelle, dopo le rinunce di Milena Gabanelli e Gino Strada. Il giurista piace anche a Nichi Vendola, che ha respinto l'ipotesi Franco Marini. E potrebbe anche essere votato dai renziani e comunque da una parte consistente del Pd.

Su Repubblica, appare anche l'appello Il momento è ora, votiamo Rodotà, firmato da Remo Bodei, Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Michele Serra, Barbara Spinelli. Insomma, gli "intellettuali" (che Beppe Grillo ha recentemente sbeffeggiato, per dire).

Eccolo, nella sua forma integrale:

«Chiediamo ai deputati e alla direzione del Partito Democratico di rompere ogni indugio e di votare fin dal primo scrutinio, per la Presidenza della Repubblica, Stefano Rodotà. Beppe Grillo ha annunciato che sarà lui il candidato del Movimento 5 Stelle, e allo stesso modo si è pronunciato Sel, organicamente legato al Pd e il cui parere non può in alcun modo esser trascurato dai Democratici. Stefano Rodotà è per la maggior parte degli italiani, e certamente per il vostro elettorato, un punto di riferimento ideale. Ha come bussola costante la Costituzione italiana e la Carta dei diritti europei, ha sempre avversato i compromessi con la corruzione, è uno dei più strenui difensori della libertà dell'informazione, compresa la libertà conquistata ed esercitata in rete. È un segno altamente positivo che il Movimento 5 Stelle l'abbia scelto come proprio candidato, ma Stefano Rodotà non è una sua invenzione. Il suo profilo è improntato a massima indipendenza, e le sue radici sono anche nella storia migliore della sinistra italiana. Non abbiate paura, votatelo con convinzione e fin da subito: sarete molto più credibili e forti se non tergiverserete, presi da timori di varia natura, e non accetterete in nessun caso candidati che dovessero nascere da un accordo con Berlusconi.

Ve lo chiediamo da cittadini, convinti che non sia ancora troppo tardi: non riconsegnate l'Italia al tragico ventennio dal quale cerchiamo faticosamente di uscire. Abbiate il coraggio di cominciare a costruire un futuro diverso. Il momento è ora».

Stefano Rodotà: chi è?

Il nome di Stefano Rodotà sta circolando insistentemente in questi giorni per il fatto di essere uno dei candidati per la presidenza della Repubblica. La sua candidatura è caldeggiata soprattutto dal Movimento Cinque Stelle: nelle famose Quirinarie, infatti, Stefano Rodotà si è classificato come terzo candidato ma considerati i nomi improbabili della giornalista Milena Gabanelli e del fondatore di Emergency, Gino Strada, l'ipotesi più fattibile resta proprio quello di Rodotà.

Per chi non conoscesse, in modo approfondito, la figura di Stefano Rodotà, il giurista e politico, 80 anni il prossimo 30 maggio, è attualmente professore Emerito all'Università La Sapienza di Roma, dove insegna diritto civile alla facoltà di Giurisprudenza.

Per quanto riguarda la sua carriera in politica, Rodotà, dopo essere stato iscritto al Partito Radicale di Marco Pannella, è stato eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano, nel 1979, nel 1983 e nel 1987. Due anni dopo, Achille Occhetto l'ha nominato Ministro della Giustizia del governo ombra creato sempre dal Partito Comunista Italiano.

Dopo essere stato presidente del Partito Democratico della Sinistra, nel 1992, Rodotà è stato nuovamente eletto alla Camera, tra le file, stavolta, del PDS. Dal 1983 fino al 1994, Rodotà ha fatto parte dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Nel 1989, invece, è stato eletto al Parlamento Europeo.

Dal 1997 al 2005, è stato il primo Garante della Privacy ossia presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali. Dal 1998, per quattro anni, invece, è stato a capo del gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'UE.

Rodotà ha anche fatto parte del gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie, è uno degli autori della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE ed è tuttora presidente della commissione scientifica dell'Agenzia per i Diritti Fondamentali sempre dell'Unione Europea.

Per quanto riguarda, invece, la sua carriera nell'insegnamento universitario, Rodotà ha svolto il suo mestiere nelle Università di Macerata, Genova e Roma La Sapienza e ha insegnato anche in Europa, USA, Sudamerica, Canada, Australia e India.

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