Napolitano esalta l'unità d'Italia, Zaia lo rassicura. Ma chi è davvero per la secessione oggi? Sondaggio

Le celebrazioni per il 150° dell'Unità d'Italia hanno ormai preso avvio da tempo e dureranno naturalmente anche per tutto l'anno prossimo (la vera ricorrenza) ripercorrendo gli anniversari di tutti gli episodi significativi di fine Risorgimento. Ieri era il turno di Marsala, e il Capo di Stato non ha perso occasione per ricordare i valori unitari del paese.

«Chi si trova a immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio»

Ma perché Napolitano ancora oggi tiene a ritornare sulla questione secessionista, quando da tempo nemmeno la Lega Nord, che ne era alfiera, ne fa più menzione? Evidentemente la sensibilità istituzionale del Presidente è tale da avvertire sottotraccia un sentimento recondito che si nasconde nelle pieghe della società italiana, e non necessariamente solo nel settentrione.

Dagli esponenti di governo è un coro unanime di rassicurazioni. Il neo-governatore del Veneto Luca Zaia si è esposto direttamente prendendo la parola a nome del partito e dichiarando che "da noi non ha niente da temere". Certe frange della Lega però, nello specifico Borghezio e Speroni, parlano ancora di sogno mai sopito. Sono minoritarie come si vuole far credere?

La realtà è che un ipotetico referendum separatista in certe regioni sarebbe una grossa incognita. Ecco perché anche all'epoca in cui Bossi lo chiedeva a gran voce si è sempre tentato di evitarlo a tutti i costi. Prendendole una ad una, come minimo nelle 3 regioni a statuto speciali del nord (Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige) e nel Veneto le probabilità di una vittoria della secessione sono altissime.

A ciò potremmo aggiungere la Romagna e forse anche la Sardegna, dove l'indipendentismo ha una forte tradizione storica. Ma le stesse Lombardia e Sicilia potrebbero dare risultati sorprendenti. Proviamo allora a interrogare anche voi lettori sulla questione, per poi incorciare gli esiti del "referendum" con quelli delle tendenze politiche. In altre parole cerchiamo di capire se l'idea di secessione travalichi il consenso alla sola Lega Nord, o se sia minoritaria persino nel partito che più di ogni altro vi si richiama.

Il sondaggio durerà una settimana, e per capire le differenze geografiche lo abbiamo diviso tra abitanti del centro-nord e del centro-sud. Per centro-nord tendenzialmente si intendono tutte le regioni in cui la Lega ha una propria rappresentanza (quindi Marche-Toscana-Umbria incluse) anche se geograficamente la cosa è più che opinabile. L'idea però è capire anche se la scelta del Carroccio di arrivare fino a lì ha una logica. Buon voto.

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