Massimo D'Alema al Colle? Perché no?

Dopo quasi due mesi dalle elezioni politiche, senza ancora un governo e alla vigilia del voto per il nuovo capo dello Stato, è sempre più chiaro quel che manca al Partito Democratico e al centrosinistra: un punto di riferimento passionale, culturale, politico di aggancio vero al vero riformismo, con al centro la questione sociale, i diritti civili e umani, un messaggio forte e credibile di uscita da questa crisi economica, morale e di fiducia.


Le divisioni nel Pd vanno al di là delle beghe personalistiche: ieri D’Alema-Veltroni, oggi Bersani-Renzi. Il pidì resta in mezzo al guado perché incapace di definire i propri profili di sinistra di governo, con grandi valori e ideali tradotti coerentemente nel riformismo del mondo globalizzato del XXI secolo. In un partito non bastano le Primarie per affermare i valori democratici e non bastano gli apparati per affermare i valori della politica.

In Italia non c’è bisogno di più società civile nella politica, c’è bisogna di più politica, di buona politica, di buoni e capaci politici. Quello che è stato fatto nei confronti dei grandi partiti della prima Repubblica (buttando via con l’acqua sporca anche il bambino) ha significato la distruzione della dominanza dell’approccio politico su tutti gli altri approcci. Per De Gasperi, Togliatti, Nenni, Moro, Berlinguer, Craxi la politica veniva prima dell’economia e di tutto il resto, leader che amavano la politica, come luogo e strumento del progetto di vita e come possibilità di dare forma a cambiamenti che riguardano tanto l’individuo quanto la collettività.

L’antipolitica ha generato prima Berlusconi e il berlusconismo, oggi Grillo e il grillismo. Non solo: la sinistra (centrosinistra), tutta intenta a far dimenticare la propria storia, si è sempre vergognata di se stessa e dei propri uomini, tant’è che ha preso “in prestito” uomini non suoi da Prodi fino a Monti.

L’eccezione ultima è Bersani, galantuomo e bravo amministratore ma solo un “culo di pietra” figlio degli apparati, non un leader capace di sbaraccare e creare i “bisogni politici”. La sinistra è priva di grandi personalità politiche e lascia spazio persino a cronisti-giornalisti-imbonitori (seppur bravi come oggi la Gabbanelli e ieri Santoro) che diventano addirittura protagonisti di una fiction che poco ha a che fare con la politica e con la vita quotidiana della gente comune.

Oggi del Pd si può dire ciò che Macchiavelli diceva allora dello Stato pontificio: che era troppo piccolo per fare l’unità d’Italia e prenderne la guida, ma era anche troppo grosso perché altri facessero quell’unità contro il suo volere. Bersani deve fare saltare il banco, basta gioco dei bussolotti: da come si scioglie il nodo del Colle si capisce se arriva o no il primo segnale di svolta. L’uomo “giusto” c’è e Bersani non deve guardare lontano. Sette anni fa “baffino” telefonò a Napolitano, oggi chi chiama l’ex premier? Berlusconi?

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