Presidente della Repubblica: Marini non si arrende, Berlusconi lo appoggia

18.05 Mentre è in corso la seconda votazione per l'elezione del Presidente della Repubblica, una votazione che vedrà prevalere le schede bianche e si concluderà con un nulla di fatto, sul nome di Franco Marini non è ancora stata fatta chiarezza. Il PDL ha confermato l'intenzione di votare per l'ex segretario del partito popolare italiano, lo stesso Marini non ha intenzione di ritirarsi forte di questo appoggio. Il PD in tutto questo? Rischia di andare incontro ad una lacerazione senza ritorno.

15.20 Ufficiale la decisione del PD, nella seconda votazione si andrà per la "scheda bianca", in attesa di trovare un punto comune. Franco Marini è stato definitivamente "bruciato". Stanno per iniziare, questione di minuti, le operazioni di voto. Le seguiremo qui in diretta.

14.28 Il risultato di Marini è talmente negativo da aver spinto il Partito Democratico a riconsiderare la candidatura, si affaccia l'ipotesi di una votazione con scheda bianca per i delegati e i parlamentari fedeli a Bersani nel secondo turno di questo pomeriggio.

14.14 Marini ha raggiunto 514 voti, lontanissimo dal quorum. Ora il PD ritirerà la sua candidatura o insisterà ancora? Il risultato è chiaro, il partito è spaccato, il centrosinistra non esiste più, cosa deciderà Bersani?

13.47 È ufficiale: Franco Marini non raggiunge il quorum e il primo spoglio è fumata nera. Cos'è successo? Pdl e Lega Nord sono stati fedeli alle promesse, visto che non c'è stato nessun loro candidato di bandiera. La spaccatura è tutta interna al Pd, che ha in parte sostenuto Rodotà, altri - i renziani - hanno votato Chiamparino.

E adesso? Si dice che se Marini non avesse ricevuto almeno 500 voti, difficilmente il Pd avrebbe continuano a insistere sul suo nome. Al momento ce la potrebbe ancora fare, ma per un pelo. Si vedrà.

13.35 Siamo quasi a metà dello spoglio, ma dal trend in corso è abbastanza chiaro che Franco Marini non ce la farà. I suoi voti sono al momento circa il 55% dei voti, ben lontani dal 66% necessario nelle prime tre votazioni. E poi? Probabilmente Bersani e Berlusconi insisteranno ancora per qualche votazione, per vedere se il loro candidato riuscirà a spuntarla anche tra i mal di pancia di tantissimi.

11.42 Mentre è in corso la prima chiamata, gli uomini del Pd si affannano con il pallottoliere in mano. Secondo i loro calcoli, una 70ina di franchi tiratori potrebbero bastare per far saltare l'elezione di Franco Marini. È possibile? A giudicare dalle varie dichiarazioni che trapelano dalla Camera, sembra di sì.

Il Pd non è compatto, e non lo è neanche Scelta Civica. Mentre si sa già che Sel voterà per Rodotà. Solo i renziani sono una cinquantina - potrebbero votare un nome provocatorio, come Chiamparino -, ai quali si aggiungono nomi di peso come quelli dei prodiani, che potrebbero votare scheda bianca.

Non solo, anche il candidato sindaco di Roma Ignazio Marino fa sapere che secondo lui ben il 50% del partito si rivolterà contro le decisioni del partito e darà un voto altro: "Almeno il 50% dei gruppi Pd in Parlamento è contrario a Marini. Noi rappresentiamo il popolo fuori da palazzo e durante la notte ho ricevuto migliaia di messaggi in dissenso in questo scelta, il server del Pd è crollato per le proteste e penso quindi che Franco Marini non possa rappresentare l'unità del paese mentre Rodotà sì".

I giovani turchi del Pd invece voteranno Marini, nonostante qualche mal di pancia interno alla corrente. Fassina - che fin dall'inizio è stato d'accordo - spiega così la sua decisione: "Ho difeso una linea politica portata avanti, ovvero la scelta di costruire intorno al Presidente della Repubblica una scelta condivisa. Sono un po' preoccupato per le reazioni che abbiamo avuto perché non riguardano Marini, ma il rapporto con il Pdl. Una parte del nostro mondo non ritiene che si debba dialogare con il Pdl. So di essere poco popolare, ma credo che questo sia sbagliato"

09.59 Le camere in seduta congiunta si stanno riunendo in questo momento per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. A questo punto la battaglia è tutta concentrata sul nome di Franco Marini, su cui è stato trovato l'accordo tra Pd e Pdl. O meglio, tra Bersani e Berlusconi, visto che nel Pd sono in tantissimi (renziani, giovani turchi, veltroniani) a non vedere di buon occhio la candidatura dell'ex sindacalista. C'è il rischio di una spaccatura? A parlarne, stamane, è stato lo stesso Marini:

«È una battaglia dura e spero si possa fare bene. Oggi De Mita mi ha fatto una telefonata, mi ha fatto molto piacere. L’augurio è che il mio partito possa ritrovare una forte unità. Scissione? Ma quale scissione»

Magari scissione no, ma per il Partito Democratico si sta profilando una pessima situazione: se vince Marini sembrerà una vittoria al ribasso, se il candidato sarà impallinato dai franchi tiratori, sarà comunque una sconfitta per il segretario.

00.16, 18 aprile 2013: Drammatica assemblea degli eletti del Partito Democratico. La scelta di proporre Franco Marini, il nome che il centrodestra potrebbe accettare, come candidato nelle elezioni del presidente della Repubblica lascia in mutande il Partito Democratico. Mentre all'esterno della riunione simpatizzanti e elettori del PD "imploravano" i parlamentari di scegliere Rodotà si consuma una spaccatura evidente fra gli eletti del partito di Bersani.

222 favorevoli, 90 contrari (almeno 30 deputati in più rispetto ai "renziani" accreditati) e altri 30 astenuti. Questo il risultato con il quale il Partito Democratico si condanna ad una frattura in aula, almeno nelle prime votazioni. Con questi numeri difficile che Marini, anche ipotizzando che Berlusconi (fin qui divertito spettatore) vada sul suo nome, ce la possa fare nei primi tre "giri".

00.01, 18 aprile 2013: è il grande giorno. Oggi iniziano le elezioni del Presidente della Repubblica, un appuntamento fondamentale per provare a sbloccare la situazione di stallo che è derivata dal risultato delle elezioni di febbraio.

Fra tutti i nomi che sono stati fatti negli scorsi giorni, sembrerebbe essere emerso quello di Franco Marini, che era stato già indicato nel 1999, quando invece venne eletto Carlo Azeglio Ciampi. Il nome ha decisamente spaccato la coalizione di centrosinistra e poi il Pd.

Presidente della Repubblica: Franco Marini prescelto

Alla fine, Franco Marini sembra essere la strada prescelta dal Partito Democratico, che avrebbe trovato un accordo con Scelta civica e con il Partito della Libertà.

Un accordo che spiazza la base del Pd, che spacca il partito stesso con Renzi che prende le distanze e affonda; che distrugge anche l'intesa con Sel (la quale sceglie Rodotà).

E che potrebbe addirittura avere i numeri per l'elezione fin dal primo turno.

Presidente della Repubblica: Gabanelli, Amato, Rodotà?

Domani cominciano le votazioni a seduta congiunta per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. E come nella migliore tradizione italiana, un nome condiviso che la possa facilmente spuntare ancora non è stato individuato. Colpa di indecisioni, veti incrociati, proposte "divisive" o troppo al ribasso. Con l'incognita delle Quirinarie del Movimento 5 Stelle e la candidatura di bandiera di Milena Gabanelli che potrebbe però trasformarsi, più realisticamente, nella candidatura di Stefano Rodotà. Facciamo il punto, nell'ottica dei leader politici coinvolti.

Beppe Grillo. Le Quirinarie le ha vinte Milena Gabanelli, che nel frattempo - come prevedibile - si sta correttamente tirando fuori dal gioco: "Ci penso stanotte, non saprei cosa rispondere, è una cosa più grande di me, e credo che per ricoprire un ruolo così alto ci voglia una competenza politica che io non credo di avere". Nel frattempo Beppe Grillo ha lanciato un appello-trappola a Bersani: "Votate anche voi Gabanelli. Potrebbe essere l'inizio di una collaborazione? Vedremo...".

Una proposta inaccettabile, al limite del ricatto: Grillo chiede a Bersani di accettare la sua candidatura, sventolandogli davanti al naso la possibilità che questo rappresenti l'inizio di una collaborazione. Che ovviamente non ci sarà. È un inganno fatto fingendo di parlare con il cuore in mano, puntando sulla disperazione di Bersani che ha visto vanificare le sue speranze di un governo Pd-M5S proprio per mano del comico genovese. Il segretario del Pd avrà peccato di ingenuità in queste settimane, ma scemo fino a questo punto non è. E infatti non si è neanche degnato di rispondere a Grillo.

Pierluigi Bersani. Nel frattempo non è che Bersani se la passi tanto bene: Romano Prodi, Giuliano Amato, Sabino Cassese. Sono questi i nomi che fino a oggi hanno rappresentato la rosa del Partito Democratico. Tutti, a loro modo, con degli evidenti difetti. Romano Prodi impedirebbe l'accordo con il Pdl (visto che Berlusconi lo vede come il male incarnato), ma potrebbe raccogliere i consensi del Movimento 5 Stelle dalla quarta votazione in poi. Piace a tutti le correnti del Pd - e ci mancherebbe -, piace a Monti. Insomma, si può fare. Ma la conseguenza dal punto di vista politico sarebbero quella di scatenare la rissa con il Pdl.

Sabino Cassese è il nome nuovo di Bersani, ma non è noto praticamente a nessuno e non ha nessuna esperienza a livello politico, e vista la complessa situazione questo è un difetto non da poco. Resta Giuliano Amato, che garantirebbe un appoggio da parte del Pdl, non andrebbe incontro a grandi ostacoli nel Pd - compreso Matteo Renzi - e insomma si potrebbe anche eleggere al primo scrutinio. Ma gli elettori sarebbero contenti di ritrovarsi Capo dello Stato il fu braccio destro di Bettino Craxi? Si rischia di consegnare qualche altro milione di voti al Movimento 5 Stelle. Senza contare che quando si lanciano candidature poco entusiasmanti il rischio che i franchi tiratori (quelli che votano "disobbedendo" alla disciplina di partito) affossino il candidato è sempre altissimo.

E Silvio Berlusconi? Il Cavaliere al momento si trova all'angolo, costretto alla difensiva. Sa che non può imporre un suo candidato, e che il massimo a cui può puntare e vedere eletto qualcuno che non sia ostile a lui e al Pdl. Come Amato, appunto. Da evitare a tutti i costi invece l'elezione di Romano Prodi, per i motivi detti sopra. Per Berlusconi l'elezione del Capo dello Stato va di pari passo con la formazione di un governo di larghe intese: se si riuscirà a trovare un accordo con il Pd, poi non si potrà negare la nascita del governissimo. Anche con un premier Pd. Se invece i democratici si arroccheranno sulle loro posizioni, allora il Pdl è pronto alla guerra, cioè a tornare al voto.

Riassumendo: Milena Gabanelli non è una candidatura realistica; Romano Prodi si potrebbe fare solo esaurite le prime tre votazioni (quelle che necessitano i due/terzi dei voti) sperando in un appoggio del Movimento 5 Stelle; Giuliano Amato potrebbe funzionare, ma non piace a nessuno per davvero; Sabino Cassese è un illustre sconosciuto. Chi rimane? Il terzo classificato alle Quirinarie nonché primo nome realistico espresso dal Movimento 5 Stelle: Stefano Rodotà. I 'grillini' non avrebbero nulla da ridire e il Pd non potrebbe che appoggiare l'ex garante della privacy che il Pds aveva candidato ed eletto.

Si potrebbe portare a casa la sua nomina fin dalle prime votazioni, se il Movimento 5 Stelle non si ostinerà a votare la Gabanelli rischiando di far eleggere Giuliano Amato (per la serie, it's the politics, stupid). E sempre che i cattolici del Pd non si mettano di traverso nei confronti di un laico a 360%, che più lontano dalla Chiesa non si può.

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