Giovanna Mangili: respinte le dimissioni della senatrice del Movimento 5 Stelle

180 i voti contrari, 57 i sì, 8 gli astenuti. Secondo i senatori degli altri partiti le dimissioni sarebbero frutto di pressioni da parte dell'M5S.

È una storia un po' assurda quella di Giovanna Mangili, la senatrice eletta nelle fila del Movimento 5 Stelle nella circoscrizione Monza e Brianza che dall'inizio della legislatura sta cercando vanamente di lasciare la sua carica. Ma ogni volta l'aula respinge le sue dimissioni. Perché tutto questo?

All'origine c'è il sospetto che la sua elezione sia stata pesantemente favorita dal marito, Walter Mio, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Cesano Maderno, che avrebbe creato una sorta di cordata per far passare la moglie durante le parlamentarie (una cosa non troppo difficile, visto che erano sufficienti un centinaio di voti). Al che è scoppiata la polemica, e Giovanna Mangili ha deciso di abbandonare il ruolo di senatrice in risposta ai sospetti, come aveva spiegato il marito su Facebook: " Alle accuse di inciuci, presunte impossibili ridicole cordate, parentopoli brianzole e altre infami accuse, abbiamo deciso di rispondere con un gesto forte e chiaro: le dimissioni da senatrice di mia moglie Giovanna Mangili".

Ma le dimissioni di Mangili non vengono accettate dall'aula una prima volta il 3 aprile, quando la senatrice non è neanche presente. Il sospetto dei senatori degli altri partiti è che la decisione non sia spontanea, ma frutto di pressioni da parte del Movimento 5 Stelle. Come ha spiegato Alessandra Mussolini: "Queste dimissioni per motivi personali mi ricordano le lettere di dimissioni in bianco che alcune lavoratrici sono costrette a firmare. Vogliamo che la senatrice Mangili venga almeno in aula a parlare".

Oggi, due settimane dopo, Giovanna Mangili si è presentata in aula, leggendo un discorso in cui ha spiegato di aver preso questa scelta in assoluta autonomia, chiedendo all'aula di "votare favorevolmente per porre fine al tortuoso percorso ad ostacoli che mi vede protagonista". Niente da fare, richiesta respinta da tutti i partiti - tutti, nessuno escluso - tranne ovviamente che dal Movimento 5 Stelle: i no sono stati 180, 57 i sì e 8 gli astenuti.

La ragione la spiega Maurizio Gasparri: "È davvero una scena inquietante quella a cui abbiamo dovuto assistere. La parlamentare ha dovuto leggere su un foglio, come se fosse un discorso preparato, il perché di questo suo gesto. Il Senato è un luogo di libertà in cui ognuno può esprimersi e assistere a scene di questo tipo è davvero preoccupante".

Che tutti i senatori sospettino che dietro ci siano pressioni è un segnale che non può essere ignorato, ma il fatto che Mangili abbia letto il suo discorso su un foglio non vuol dire nulla. Anzi, è assolutamente normale, come ha spiegato il capogruppo M5S Vito Crimi: "Sono costernato dalla crudeltà dimostrata in questa aula nei confronti di una persona che sta cercando di esercitare un suo diritto, quello di rinunciare ad un mandato. Giovanna Mangili ha dichiarato sin dall’inizio l’intenzione di rinunciare. Non capisco questo atteggiamento. È venuta in quest’aula per spiegare ed evidentemente ha parlato sentendosi emozionata. Non siete abituati a persone che decidono di lasciare un posto perché non se la sentono".

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