I Presidenti della Repubblica: Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999)

La biografia del nono Capo dello Stato italiano

Oscar Luigi Scalfaro

Le elezioni per eleggere il successore di Francesco Cossiga, dimessosi con un mese d'anticipo sulla scadenza del mandato, sono le più drammatiche della storia italiana e segnano il tramonto della Prima Repubblica, già azzoppata dall'avvio delle inchieste di Mani Pulite.

L'elezione è cosa interna alla Dc, che però schiera due cavalli di razza: il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il segretario del partito Arnaldo Forlani. Entrambi aspettano questo momento da una vita, e sanno che per questioni anagrafiche difficilmente avranno una seconda possibilità: inizialmente Forlani cede il passo ad Andreotti, ma la corrente dorotea del partito vota per il segretario, che così torna in campo e diventa il candidato ufficiale.

Oscar Luigi Scalfaro: la gallery

Non ai primi scrutini, dove la Dc schiera il candidato di bandiera Giorgio Di Giuseppe, mentre il Pds punta su Nilde Iotti e il Psi su Giuliano Vassalli. Il quinto scrutinio, a maggioranza semplice, dovrebbe essere quello buono per Forlani, a cui però mancano 39 voti. Nel sesto, 29: all'interno del partito i franchi tiratori stanno cercando di boicottare Forlani che così ritira la candidatura. Seguono dieci scrutini a vuoto, con la Dc che si astiene nel tentativo di arrivare a una mediazione tra Forlani e Andreotti, che nel frattempo sta pensando a ripresentare la candidatura.

Ma nel bel mezzo di queste trattative, dopo il 15° scrutinio del 23 maggio, arriva la notizia della strage di Capaci in cui sono stati uccisi Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta. La Dc, i radicali e il Pds decidono di convergere su una figura di garanzia come il Presidente del Senato Spadolini o quello della Camera Scalfaro, Bettino Craxi sponsorizza il secondo, e così Oscar Luigi Scalfaro viene eletto il 25 maggio al 16° scrutinio.

Novarese, classe 1918, nonostante fosse ininterrottamente in Parlamento dai tempi dell'Assemblea Costituente, Scalfaro non era mai stato un notabile Dc. Di lui si era parlato – e nel '92 i giornali tornano subito alla carica – per la vicenda che lo vide protagonista quando affrontò una giovane signora che, a suo avviso, era entrata in un ristorante con un abbigliamento sconveniente. Della vicenda all'epoca si parlò molto, e vide anche il coinvolgimento di Totò che prese pubblicamente le difese della signora. Il moralismo di Scalfaro non si smentì: molti anni dopo, durante il mandato al Quirinale, abbandonò la proiezione del film di Michelangelo Antonioni Al di là delle nuvole a causa delle numerose scene di nudo.

Un altro episodio della gioventù di Scalfaro riguarda la condanna a morte richiesta, nel 1945 quando era pubblico ministero, contro sei persone accusate di collaborazionismo con i nazifascisti; ma alla Costituente si batté proprio per l'abolizione della pena di morte. Fedelissimo di Scelba, appartenente alla corrente di destra della Dc, negli anni '50 ricopre per diverse volte il ruolo di sottosegretario. In ombra per molti anni, nel 1983 Craxi lo nomina ministro dell'interno, carica che ricoprirà fino al 1987.

Per la prima volta, un Capo dello Stato si trova senza partito di riferimento, visto che la Dc è prossima a implodere, tra divisioni e indagini giudiziarie. Perciò Scalfaro farà tutto di testa sua: appena insediato nomina Giuliano Amato presidente del Consiglio, e l'anno dopo si inventa il governo tecnico affidato a Carlo Azeglio Ciampi. Nel 1993 scoppia lo scandalo dei fondi neri del Sisde, che sfiora Scalfaro: il presidente allora appare in tv interrompendo una partita di calcio per pronunciare il famoso discorso del "Non ci sto".

Nel 1994 assiste alla vittoria elettorale di Berlusconi, che, parole sue "gli dava fastidio quasi fisico". Il rapporto tra i due è tormentato sin dall'inizio: il Cavaliere vorrebbe nominare Previti ministro della Giustizia, ma Scalfaro pone il veto. Dopo sei mesi di governo di centrodestra la Lega toglie la fiducia: Berlusconi vorrebbe tornare al voto ma Scalfaro propone un governo tecnico, affidato a una personalità gradita al Cavaliere, con un incarico a termine. Berlusconi accettò e nacque così il governo Dini, che però presto spostò il suo asse verso il centrosinistra. Berlusconi non perdonò mai Scalfaro per questo e lo accusò di aver fatto un "ribaltone" antidemocratico.

Scalfaro, da conservatore qual era in gioventù, diventa punto di riferimento del centrosinistra che nel 1996 vince le elezioni. I rapporti con Prodi sono cordiali, non altrettanto quelli con D'Alema: Scalfaro vede con sospetto la Bicamerale con cui il segretario Pds cerca accordi con Berlusconi, e molto a malincuore certificherà la fine del primo governo di centrosinistra per affidare l'incarico proprio a D'Alema.

Nel 1999 una parte del centrosinistra vorrebbe rieleggerlo, e lui non si tira indietro, ma è proprio D'Alema a impedire la ricandidatura, che non avrebbe ottenuto il consenso del centrodestra, e puntare su un nome condiviso.

Da senatore a vita, Scalfaro è stato attivo fino all'ultimo girando l'Italia per promuovere la Costituzione soprattutto tra i giovani, e ha sostenuto la nascita del Partito Democratico pur senza mai prenderne la tessera. È morto a Roma il 29 gennaio 2012.

Foto Quirinale.it

Oscar Luigi Scalfaro
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