Il taglio del 5% degli stipendi dei politici: un diversivo prima di una Finanziaria lacrime e sangue?

Secondo Il Giornale della famiglia Berlusconi il ministro Calderoli avrebbe imbracciato la celtica scure per tagliare - brutalmente come l'immagine suggerisce - gli stipendi di ministri, parlamentari e castari vari. Addirittura una riduzione del 5% per i magri redditi di ministri, deputati e senatori. Di questa accettata sugli stipendi dei politici nazionali non troviamo invece traccia sulla prima pagina del Fatto, che ieri ha titolato significativamente Il ministro lascia la mancia. Il senso del titolo, ben spiegato nel pezzo di Paola Zanca, è drammaticamente semplice: questa sparata del taglio del 5%, ammesso che divenga mai realtà, è il solito spot del Governo per contare sull'effetto annuncio senza che poi accada nulla di rilevante.

Facendo due conti, Paola Zanca mette in evidenza che questa drastica riduzione porterebbe deputati e senatori a rinunciare a circa 800 euro al mese, a fronte di uno stipendio di 13 mila, mantenendo peraltro tutti gli altri benefit, come i viaggi gratuiti.

Per uno che di euro ne guadagna 15.000 al mese, non è proprio un cambiamento epocale: è poco più di un decimo della sua indennità mensile, a cui però vanno sommati i 4 mila euro di diaria che gli spettano per vivere a Roma, altrettanti per il rimborso forfettario delle spese elettorali, i 1.200 euro per le spese di viaggio, e altri 258 per il telefonino. Lo stesso vale per un senatore: ai 13 mila euro che porta a casa ogni trenta giorni (una parte del suo rimborso elettorale viene erogata al gruppo parlamentare) dovrà togliere 650 euro. Nemmeno la metà di quanto prende al mese per il rimborso delle spese di trasporto.

Non sarà che questa ridicolata del 5% serve per mettersi la coscienza in pace prima delle misure draconiane che già si annunciano per la prossima finanziaria? Voi che dite?

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