Esteri: il giro del mondo in tremila battute

giromondoemilianoMedio Oriente - il Pakistan censura Youtube e Facebook per "contenuti sacrileghi". Disegnare o non disegnare? Ricordate le proteste scoppiate nel 2005 in numerosi paesi islamici per le vignette su Maometto pubblicate dal giornale danese Jyllands Posten? Il Pakistan ha deciso di non rischiare il ripetersi di simili situazioni e giovedì ha bloccato l’accesso a You Tube, come reazione a un gruppo che invitava a “disegnare il profeta Maometto”. A chi si chieda dove sia il problema ricordiamo che l’Islam tende a considerare le raffigurazioni e le immagini come forme di idolatria, specialmente se riguardano i profeti.

E siccome il Pakistan ha una visione fortemente integralista dell’Islam– seppure alleato dell’Occidente nella “guerra al terrore”- l’invito a disegnare Maometto è parso inaccettabile. La locale autorità delle telecomunicazioni ha ordinato di chiudere il sito “in ragione dell’aumento di contenuti sacrileghi al suo interno” e ha affermato di aver preso tale decisione dopo che tutte le possibili alternative erano state esaminate. Facebook era stato oscurato martedì, un giorno prima del “Tutti disegnino Maometto day” indetto da diversi gruppi iscritti al social network.

Secondo l'americana Mimi Sulpovar, l’animatrice di uno dei gruppi, l'iniziativa era una protesta in difesa della libertà di espressione a seguito delle minacce ricevute dalla serie a cartoni animati South Park.

Di parere diverso Ibrahim Hooper, portavoce della Consulta sulle relazioni tra America e Islam, che afferma che si tratta di un’idea offensiva e islamofobica. La Sulpovar ha a sua volta affermato di non essere islamofoba e che l'oscuramento decretato dal Pakistan è ridic0lo. Gli iscritti ai gruppi pro e contro l'iniziativa avevano raggiunto diverse migliaia di iscritti, prova che l'argomento, seppur apparentemente di poco conto, è molto sentito. Provocazione inutile o giusta lotta contro il fanatismo? Il dibattito è aperto e non sembra vedersi – per ora -una conclusione

Asia - Thailandia verso la fine della guerra civile?. Ristabilito l’ordine a Bangkok. Dopo gli ultimi assalti delle forze dell’ordine nella notte tra mercoledì e giovedì, gli ultimi 1.500 manifestanti anti-governativi (le cosiddette “camicie rosse”) hanno abbandonato definitivamente l’accampamento di 3 km quadrati che avevano allestito nel centro di Bangkok.

Centinaia di manifestanti che avevano trovato rifugio in un tempio sono stati sgomberati, con un bilancio di sei morti tra le camicie rosse. La vera e propria guerra civile che ha diviso la Thailandia nelle ultime settimane sembra essere avviata alla conclusione, dopo un’escalation di violenza da entrambe le fazioni in lotta. Ricordiamo che nei violenti scontri tra manifestanti (alcuni armati) e militari, è morto mercoledì mattina il fotoreporter italiano Fabio Polenghi.

Europa: scioperi in Grecia e Spagna contro le misure di austerità. Proteste ieri in Grecia e Spagna contro le misure economiche dei rispettivi governi. In Grecia lo sciopero di 24 h è iniziato a mezzanotte di giovedì con la chiusura di scuole, ufffici e la maggioranza del trasporto pubblico. Gli ospedali hanno funzionato con personale ridotto all’osso e i voli interni sono stati cancellati.

E' soprattutto la riforma delle pensioni l'oggetto delle proteste dei due principali sindacati ellenici (ADEDY settore pubblico – e GSEE – privato). Si tratta del primo grande sciopero dopo quello del 5 maggio, che aveva registrato violenti scontri. Decine di migliaia di manifestanti hano marciato ieri, in tre blocchi distinti, verso il Parlamento.

I lavoratori spagnoli hanno manifestato ieri sera a Madrid davanti alla sede del Ministero del Tesoro e di fronte agli uffici governativi nelle principali città. Tra le misure di austerità contestate dall’UGT, il principale sindacato spagnolo, il taglio dei salari dei dipendenti pubblici del 5 per cento nell’anno in corso e il suo congelamento previsto per l’anno prossimo.

Nonostante le attese, i dipendenti pubblici non hanno partecipato allo sciopero, dal momento che la dimostrazione era al termine della giornata lavorativa. I sindacati hanno indetto un nuovo sciopero per l’8 giugno.

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