Intervista - polisblog incontra Mario Portanova autore del “Partito dell’Amore”

Negli stessi giorni il Ministro dell’Economia annunciava nuovi tagli per evitare che la crisi greca diventi in pochi mesi anche italiana Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, qua e là parlava della probabile messa in vendita del Milan.

Il leader del Popolo delle Libertà a differenza di molti altri suoi colleghi ha un talento importante. Solo lui riesce a distogliere l’attenzione degli italiani sui problemi del paese ragionando su altro che per quanto interessante non è utile al cittadino medio.

Di questo e molto altro abbiamo ragionato con il giornalista Mario Portanova che per Chiarelettere ha pubblicato “Il Partito dell’Amore”.

La vittoria della Lega Nord, al recente appuntamento elettorale, non ha indebolito il “Partito dell’Amore”? Perché?

La vittoria della Lega ha rafforzato il "partito dell'amore" nel suo insieme dal punto di vista del consenso, ma mi pare abbia indebolito il Pdl al suo interno. Non è un caso che nel suo ormai celebre sfogo contro Silvio Berlusconi alla recente direzione nazionale del partito, Gianfranco Fini abbia dedicato la maggior parte del suo intervento alla questione Lega.

Ha detto e ripetuto che ormai al Nord il Pdl subisce la Lega senza riuscire a darsi una propria identità. Tra l'altro Fini ha utilizzato contro Berlusconi molti argomenti che illustro nel mio libro: la deriva razzista del partito di Bossi, l'adulazione che circonda il Cavaliere, la "politica del sondaggio" che punta solo al consenso immediato e "di pancia"... 

Dal titolo si potrebbe pensare che il suo ultimo libro sia uno dei tanti instant book scritti a seguito di alcuni eventi di cronaca. Lei al “Partito dell’Amore” ha iniziato a lavorarci solo dopo aver sentito Silvio Berlusconi definire così la propria coalizione politica?

L'idea è nata da una discussione nella casa editrice Chiarelettere dopo l'aggressione a Berlusconi a Milano, il 13 dicembre 2009. L'episodio era stato grave, ma Berlusconi ne aveva immediatamente approfittato per riproporre la favola del Partito dell'amore contrapposto a quello "dell'invidia e dell'odio".

Un suo vecchio cavallo di battaglia, con la variante ancora più impegnativa dell'"Esercito del Bene contro l'Esercito del Male". Ci sembrava incredibile che fosse preso sul serio. Proprio lui, l'uomo che parlava di giudici matti, elettori coglioni e simili. Proprio lui, l'alleato di ferro della Lega di Bossi, noto "tenerone". Proprio lui, circondato dai Bondi, dai Cicchitto, dai la Russa, da Gasparri, in passato dagli Sgarbi e dai Taormina, non certo campioni del fair play politico. 

"Il partito dell'amore" non è propriamente un instant book: è vero che ho dovuto scriverlo piuttosto in fretta, ma abbraccia tutta la storia della Seconda repubblica. E' da qualche anno che mi interesso della gigantesca finzione messa in scena dalla politica italiana, di cui "il partito dell'amore" è uno dei maggiori esempi. Il materiale non mi mancava, il mio lavoro è stato soprattutto quello di selezionare. 

Nella pagina internet che Chiarelettere dedica a “Il Partito dell’Amore” viene riportata una citazione di Giorgio Bettio (Lega Nord), pronto ad applicare le leggi delle SS se qualcuno prova a fare male ai suoi familiari. Perché questa dichiarazione ha senso nel contesto che lei descrive?

Sono rimasto stupito da quanti espliciti riferimenti al nazismo ci siano ormai negli interventi pubblici di esponenti leghisti: Bettio invoca le SS, il senatore Stiffoni parla di forno crematorio per gli immigrati, altri fanno espliciti riferimenti alla "razza", alla "pulizia etnica". O ai "vagoni separati" per milanesi e immigrati, come ha detto il segretario provinciale della Lega nord di Milano, Matteo Salvini. Ecco, questi sono gli alleati più fedeli del sedicente partito dell'Amore e del suo leader. 

La genesi del “Partito dell’Amore” è molto lunga. Quali aspetti l’hanno sconvolta di più? Perché?

L'aspetto più sconvolgente - a parte il progressivo sdoganamento del nazismo di cui sopra - è che questa gigantesca finzione abbia retto così a lungo e continui a reggere, anche presso osservatori e commentatori non stipendiati da Berlusconi.

Quante volte leggiamo pensosi editoriali che invitano a "non demonizzare Berlusconi", anzi, a legittimarlo come politico e statista? E intanto Berlusconi che fa? Ogni volta che è in difficoltà grida al "golpe", ai "brogli", allo "stato di polizia", in campagna elettorale arriva a dire che se vince Prodi forse gli italiani non torneranno più a votare...  

Un'altra cosa che da sempre trovo sconcertante sono gli "organi dell'amore", cioè le testate vicine al centrodestra, come Libero, il Giornale, La Padania e Radiopadania, il Tg4... Che cosa hanno a che fare con il giornalismo titoloni come "Scusa, Moratti, ma sei scema?" (Libero, 2 gennaio 2007), o il caso Boffo inventato dal Giornale per vendicare Berlusconi dagli attacchi subiti su Avvenire, o i dibattiti sulla "razza" (di nuovo) in onda su Radiopadania... Altri grandi esempi di amore sparso a piene mani... 


Lei si è occupato, precedentemente, di quanto successo a Genova durante il G8. Secondo lei si è stata fatta giustizia sull’inferno di Bolzaneto?
Dal punto di vista giudiziario al momento direi di sì, visto che il 5 marzo scorso la Corte d'appello di Genova ha condannato tutti i 44 imputati - tra poliziotti, carabinieri, guardie e personale medico penitenziario -, mentre in primo grado le condanne erano state 15.

Naturalmente bisogna attendere il verdetto di cassazione. Anche la vicenda di Bolzaneto, e del G8 di Genova in generale, rientra però nella gigantesca finzione di cui parlavo. Al di là del numero di condanne e delle posizioni processuali dei singoli, i processi Bolzaneto e Diaz hanno inequivocabilmente accertato gravissimi abusi compiuti dalle forze dell'ordine contro cittadini inermi, lontano dagli scontri di piazza. Nonostante questo, il "partito dell'amore" ha continuato imperterrito a schierarsi dalla parte dei manganellatori, non da quella dei manganellati.

Il garantismo dell'amore, evidentemente, è riservato a Berlusconi, a Previti, a Dell'Utri... Il risultato finale della grande finzione è che il politico non è mai responsabile di nulla, gli basta raccontare favole che annebbino i fatti. Come quella del partito dell'amore, appunto. 

  • shares
  • Mail
4 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO