Ore 12 - Lo "Statuto" compie 40 anni. E' l'ultima "bandiera" dei lavoratori

altroNon fa notizia. Ma cosa sarebbe oggi il “mondo” del lavoro in Italia, senza lo Statuto dei diritti dei lavoratori entrato in vigore 40 fa, il 20 maggio 1970?

Si era partiti dalla suggestione del “New Deal” roosweltiano, ed era stato soprattutto il segretario generale della Cgil Giuseppe Di Vittorio a lanciare nel ’52 la parola d’ordine per “La Costituzione nelle fabbriche”.

Dopo la rinascita del sindacato nel dopoguerra (dal mitra al contratto di lavoro), lo Statuto è stata la conquista più importante per i lavoratori italiani, frutto dei fermenti e delle lotte del biennio ’68-’69, del peso politico della sinistra (di governo, il Psi, e di lotta, il Pci), ma anche della “lungimiranza” della Dc di saper governare le tensioni e i processi di cambiamento.

Lo Statuto fu conquistato soprattutto per la nuova spinta unitaria dei lavoratori,dopo le sconfitte nelle fabbriche degli anni ’50, i sindacati gialli, la cinghia di trasmissione dei partiti, giungendo al “miracolo economico, alla programmazione e ai governi di centro-sinistra.

C’è da dire che la “contestazione” non fu tutto rosa e fiori, nemmeno nelle fabbriche (nascita di comitati di base, ma anche con tendenze pansindacaliste, spontaneistiche e sedicente rivoluzionarie) e nei sindacati, non sempre capaci di guidare il movimento.

Alla fine però il sindacato fu capace di respingere l’ipotesi che potesse nascere in fabbrica, con i consigli dei delegati, una istanza operaia “autonoma” e “rivoluzionaria”, una specie di soviet, con la funzione “politica” di rovesciare le strutture politiche e istituzionali democratiche del Paese.

E’ da quel senso di “responsabilità” del sindacato che si sviluppa il confronto con le parti sociali e con il Governo, che sfocerà poi nello “Statuto”: una riforma storica, strumento che garantisce le libertà individuali e, solo attraverso queste, anche quelle collettive costruite sulle volontà dei singoli, con un sindacato “libera e volontaria associazione” e non corporazione “obbligatoria”.

Insomma, con lo Statuto si sanciva l’effettività delle libertà e dei diritti costituzionali per i “lavoratori-cittadini” sostenendo l’esercizio dell’attività sindacale nelle fabbriche.

Un inutile orpello, per qualcuno. E’ per questo che oggi, specie nelle forze di governo, c’è chi vuole intaccare e svuotare di contenuti lo Statuto.

Quando uno come il ministro Sacconi dice che lo Statuto è “superato” e va rivisto per … migliorarlo, i lavoratori-cittadini sanno che la fregatura è pronta.

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