I Presidenti della Repubblica: Giorgio Napolitano (2006-2013)

La biografia del Capo dello Stato uscente

Giorgio Napolitano

La successione a Carlo Azeglio Ciampi arriva in un momento – non dissimile dall'attuale – di ingorgo istituzionale e con un Parlamento spaccato e dagli equilibri fragilissimi: il centrodestra chiede a Ciampi di rimanere, magari per un mandato a tempo, ma il Capo dello Stato uscente declina l'offerta. Ci sono appena state le elezioni, il centrosinistra guidato da Prodi ha vinto per un soffio, e al Senato ha una maggioranza risicatissima, eppure tocca all'Unione guidare le danze per la scelta del nuovo inquilino del Quirinale.

Si fa insistentemente il nome di Massimo D'Alema: il leader Ds rappresenterebbe un cambiamento epocale perché metterebbe fine all'epoca dei presidenti-garanti e sdoganerebbe i protagonisti della politica attiva, per questo potrebbe piacere anche al centrodestra. Berlusconi accarezza l'idea, anche in virtù dei vecchi accordi con D'Alema, ma soprattutto perché da parte dei dalemiani arrivano enormi aperture: si parla di una nomina a senatore a vita per Berlusconi, e Fassino rilascia un'intervista programmatica in cui spiega per filo e per segno cosa farebbe D'Alema al Quirinale (ovvero un garante per il Cavaliere).

Ma alla vigilia del voto, arrivano i veti incrociati: nell'Unione si mette di traverso Rutelli, nel Polo Fini e Casini, e non solo, visto che in un momento di forte contrapposizione tra i due schieramenti sono in molti a non voler votare per un ex comunista.

A questo punto il Pdl propone Amato o Marini, ma i Ds si impuntano: se non vogliono D'Alema, devono accettare un altro ex-Pci. Nei primi tre scrutini il centrosinistra vota scheda bianca, il centrodestra per Gianni Letta e poi bianca, inoltre ci sono voti sparsi per Franca Rame (Idv) e Umberto Bossi. Alla quarta votazione, il centrosinistra presenta la candidatura di Giorgio Napolitano, che viene eletto con 543 voti, 38 in più del quorum richiesto.
Giorgio Napolitano: la gallery
Napoletano, classe 1925, è l'ultimo in attività tra gli esponenti storici del Partito Comunista italiano, e tra i più stimati anche nello schieramento avversario. Pochi mesi prima dell'elezione, Ciampi lo ha nominato senatore a vita, atto che viene letto come una sorta di investitura. In Parlamento quasi ininterrottamente dal 1953, Napolitano è stato per decenni l'esponente di spicco dell'ala destra del Pci, quella chiamata "migliorista", che voleva avvicinare il partito alla socialdemocrazia occidentale, togliendolo dal raggio d'influenza dell'Urss e spingendo per un dialogo con il Psi e la Dc. Famosi, su questo punto, i suoi dissensi con Enrico Berlunguer.

Per anni è stato il "ministro degli Esteri" del Pci, in virtù della sua intensa attività di conferenziere in Europa e anche in Usa: è stato infatti il primo dirigente comunista italiano a ricevere un visto per recarsi negli Stati Uniti, nel 1978, per tenere conferenze nelle principali università del paese. Nel 1992 è diventato Presidente della Camera succedendo a Scalfaro, e nel 1996 Romano Prodi lo ha voluto al Viminale come ministro dell'Interno del suo primo governo.

Da Presidente della Camera riceve l'apprezzamento da parte dei partiti (un po' meno dell'opinione pubblica) per essersi opposto alla magistratura che chiedeva l'esibizione degli atti sui contributi ai politici inquisiti. Nel 1994, il suo discorso per motivare il no al governo di centrodestra gli vale il plauso e i complimenti di Berlusconi.

Una settimana dopo la nomina a Capo dello Stato, Napolitano incarica Prodi di formare il governo, ma lo attende un biennio turbolento con il fragile esecutivo di centrosinistra che rischia di sgretolarsi nel 2007 e poi cade nel 2008. Napolitano dà un incarico esplorativo a Franco Marini, che però fallisce, e allora si torna al voto con il trionfo di Berlusconi. Napolitano si trova quindi nella stessa condizione di Ciampi, bersagliato a palle incatenate dalle leggi ad personam del centrodestra da una parte, e dalle critiche della sinistra che gli rimprovera la "firma facile" anche sui provvedimenti controversi.

Seguendo l'esempio di Ciampi, Napolitano tenta la strada della moral suasion e proprio come il suo predecessore riesce a irritare il centrodestra senza però frenare le leggi più discusse. Si va avanti così fino al 2011, anno della "svolta": il governo Berlusconi è indebolito dalle defezioni e soprattutto dal discredito internazionale e Napolitano riesce a condurre in porto le dimissioni del Cavaliere costruendo un governo tecnico di larghe intese guidato da Mario Monti, che Napolitano ha appena nominato senatore a vita.

Il resto è storia recente, compreso il conflitto con la procura di Palermo per le intercettazioni delle telefonate con Nicola Mancino riguardo la trattativa Stato-mafia.

Foto © Getty Images

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