Il taglio degli stipendi ai parlamentari in dirittura d'arrivo. Elemosina o segnale di cambiamento?


Grandi polemiche, come di rito, ha suscitato l'uscita del ministro alla Semplificazione Roberto Calderoli, che ipotizzava un taglio del 5% degli stipendi ai parlamentari, unitamente ad alti magistrati e dirigenti pubblici. L'opposizione ha parlato di elemosina, trincerandosi dietro il suo usuale benaltrismo. Tutto questo dopo che per anni ci ha ammannito (assieme all'unione di tutti i media) la solfa che era uno scandalo che i politici guadagnassero così tanto.

Ora il ministro Tremonti ha rincarato la dose, confermando le voci per cui nelle prossime ore sarà varato un provvedimento di riduzione degli emolumenti di parlamentari e manager pubblici ben al di là delle ipotesi preventive dei giorni scorsi. In attesa di conoscerne l'entità, sempre dubbiosi finché non vi sarà sul tavolo qualcosa di concreto, ci domandiamo come valutare l'iniziativa.

È infatti chiaro che la sinistra - in certo qual modo spiazzata - dovrà inventarsi qualcosa di più convincente del concetto di elemosina citato precedentemente. Magari, in un sussulto di autocoscienza, potrebbe anche appoggiare una volta tanto un provedimento del Governo sacrosanto. Magari...

La realtà infatti è che nessun esecutivo ha mai fatto nulla del genere. Destra, sinistra e centro di governo hanno sempre fatto a gara ad aumentare i privilegi della Casta, come possiamo leggere anche nell'articolo di fondo del Corriere di oggi, a firma Gian Antonio Stella. Uno che di Casta se ne intende.

E allora ben venga il segnale al paese. Certo che non saranno quei soldi risparmiati su una porzione comunque esigua dei contribuenti a risanare l'economia del paese; ma per la prima volta i privilegiati usciranno dalla logica mussoliniana dell'«armiamoci e partite».

Sempre se quel segnale ci sarà...

  • shares
  • Mail
26 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO