Ore 12 - Cade, non cade? Berlusconi resiste. Il Paese, no

altroNe succedono di tutti i colori, ma Silvio Berlusconi non si dimette da premier. Perché?

Il primo a non volersene andare è proprio lui. Ovvio, si dirà, perché “il potere logora chi non ce l’ha”. Senza l’”armatura” da capo del governo, il Cavaliere sarebbe risucchiato nel vortice di tribunali e procure. Questo è l’elemento centrale, tutti gli altri sono … secondari.

Con questi chiari di luna, capita l’antifona, Berlusconi prova a giocare la carta del “moralizzatore”: “Chi sbaglia paga”. Lo stesso Benito Mussolini faceva certi rimpasti di governo, applaudito dagli italiani che così difendevano il Duce, bravo, si diceva, ma circondato da inetti e ladri.

Un Berlusconi con la ramazza, recupererebbe la fiducia evaporata in queste settimane. Inoltre, nel Pdl, il ko del Cavaliere porterebbe allo sfascio il partito, e nella maggioranza, la stessa Lega resterebbe senza “ancora”, con Bossi neppure più … “mosca cocchiera”.

Fini? Effettivamente può far crollare il Governo in parlamento. Ma gli elettori non amano i tessitori di inciuci e di trappole.

E il Pd? E’ terrorizzato di una nuova prova elettorale, possibile nuova debacle e sicuramente occasione di ulteriori fratture interne.

Al centrosinistra servono due gambe per camminare: un nuovo e forte partito socialista democratico e un nuovo forte partito popolare dei cattolici democratici. Ma per questo servirebbe la lampada di Aladino.

Allora Berlusconi può dormire fra due guanciali? Non proprio. C’è un partito del 42 % (in costante e forte crescita), quello del non voto, che non ne può più. Se quel “partito” trova uno sbocco politico, addio Berlusconi. E non solo.

Intanto il Paese ruzzola su un piano inclinato. Ancora un po’ e sarà il disastro.

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