Presidente della Repubblica: e adesso? Torna di moda Stefano Rodotà, ma in lizza c'è anche Romano Prodi

Abbandonata per il momento l'ipotesi Franco Marini, si parla di Anna Finocchiaro. Ma i due nomi che fanno sperare la base del Pd sono quelli di Stefano Rodotà e Romano Prodi.

E adesso? Per il momento l'unica cosa chiara è che Bersani ha bisogno di riprendere un po' il fiato e recuperare dalla batosta: ha rischiato di spaccare il partito per imporre un nome perdente. Il risultato è che il Pd nelle prossime due votazioni (segui la diretta live) voterà quasi certamente scheda bianca, assieme a Scelta Civica, Pdl e Lega Nord. Il che significa che si è rinunciato a imporre Franco Marini, ma non solo: si è rinunciato a eleggere il Presidente della Repubblica con una maggioranza di due terzi.

Si attenderà quindi il quarto scrutinio, per provare a riaccendere la collaborazione tra Berlusconi e Bersani su un altro nome proposto dal Partito Democratico. Chi potrebbe essere? Escluso Amato, che la base Pd proprio non digerisce, torna di moda Anna Finocchiaro. Certo, l'ex capogruppo Pd non ha la caratura istituzionale che risponde ai requisiti del presidente della Repubblica. Ma - si ragiona con il massimo del cinismo - almeno è donna, e per questa ragione può essere interpretata come un segnale di rottura col passato maschilista della presidenza.

Il Pdl accetterebbe, renziani e prodiani del Pd potrebbero mandarla giù e insomma un accordo potrebbe portarla all'elezione. Ma c'è un ostacolo che ferma Bersani: eleggendo una laica ed ex comunista al Quirinale sbarrerebbe la sua strada verso Palazzo Chigi - sulla quale il segretario ancora non dispera, tanto ormai non ha più nulla da perdere - per quella logica spietata del bilanciamento dei poteri tra laici e cattolici, ex comunisti ed ex Dc.

E quindi? Un cattolico ex Dc che piace al Pd è ovviamente Romano Prodi. E con lui Bersani potrebbe ricominciare a sperare. Il problema nel suo caso è, ovviamente, il fatto che Silvio Berlusconi non l'accetterà mai. Si potrebbe però pensare - e la base del Pd ne sarebbe molto felice - di mandare all'aria le trattative per un governo di larghe intese, attendere il quarto scrutinio e tirare il nome di Romano Prodi dal cilindro. A quel punto le antenne del Movimento 5 Stelle non potranno che drizzarsi - visto che è nella loro rosa di nomi - soprattutto se la loro insistenza su Stefano Rodotà si rivelasse un buco nell'acqua.

Già, Stefano Rodotà. La candidatura "inventata" dal Movimento 5 Stelle ha fatto breccia nel Partito Democratico, è evidente. E a Bersani non sfugge come in questo modo potrebbe salvare la baracca, virando prima che sia troppo tardi su un candidato che piace alla base (al momento in rotta di collisione con il suo candidato), che significa un cartellino rosso sventolato in faccia a Berlusconi e che potrebbe - usando le parole di Grillo nell'appello-trappola: "Chissà" - essere viatico per quel governo Pd-Movimento 5 Stelle che Bersani ha sempre sognato.

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