Intervista - polisblog incontra Cristina Giudici autrice di “Leghiste”

Cristina Giudici, giornalista (del Foglio e di Grazia) e autrice di “Leghiste, pioniere di una nuova politica” (edito Marsilio), ha deciso di spiegare le storie delle donne del partito di Umberto Bossi molto tempo prima delle elezioni che hanno decretato il successo della Lega Nord.

Durante l’intervista che ci ha rilasciato più volte ha posto l’accento sull’utilizzo sbagliato dei termini utilizzati da molte persone che in questi anni frettolosamente hanno deciso di raccontare un fenomeno che non è più tale.

La Lega Nord è ormai una realtà probabilmente più meritevole di altre se le donne sono riuscite a conquistarsi ruoli importanti senza il bisogno delle quote rosa. Cristina Giudici in un passaggio del nostro incontro ha azzardato una previsione politicamente molto interessante.
Le Monde, in un articolo poi ripreso dal Post, sosteneva che la Lega Nord aprirà nei prossimi mesi scuole per dirigenti. Cosa ne pensa?

Credo che la notizia de Le Monde sia vecchia poiché racconta di realtà che ci sono già da dieci anni. Forse anche di più. Le scuole quadro della Lega sono delle istituzioni territoriali nate per aiutate una classe dirigente esordiente formata da giovani a cui bisogna spiegare come si amministra un comune.

Perché hai deciso di scrivere un libro sulle “Leghiste”?

Ho deciso di fare questo libro perché Bossi ha puntato sui giovani e sulle donne per avanzare. Territorialmente e per rafforzare la propria ascesa politica. Le donne della Lega stanno emergendo e conquistando ruoli importanti tanto che sono aumentate il numero delle deputate.

Questo processo sta accadendo senza l’ausilio delle quote rosa. Le donne della Lega non avanzano perché il partito decide di candidarle. Le donne della Lega avanzano perché dopo anni e anni di gavetta crescono.

Un partito come la Lega, percepito sempre come maschilista, in realtà è abbastanza meritocratico. Se una donna è valida va avanti. Le donne hanno da tempo sono in ruoli strategici del partito perché la responsabile della politica sugli enti locali che poi è il cavallo di battaglia della Lega è lì da quindici anni.

Tra le persone che ha intervistato ci sono persone che l’hanno colpita più di altre?

La persona che mi ha colpito di più è la presidente della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto. Una donna molto indipendente che ha saputo prendere, ad esempio sull’aborto, delle posizioni diverse del suo partito. Mi è piaciuta perché ha combattuto una battaglia di genere contro i maschi che hanno deciso di barrarle la strada. Mi ha colpito per il suo intuito politico. Mi sembra una molto brava.

Un’altra donna che mi ha colpito molto è Elena Maccanti che adesso è il braccio destro di Roberto Cota alla regione Piemonte. Giovanissima, segretaria cittadina del partito, deputata e adesso un assessore importante. Non mi stupirebbe vederla candidata l’anno prossimo alle elezioni comunali di Torino.

Poi c’è il caso abbastanza curioso di Sandy Cane, sindaco di Viggiù. Un’afroamericana immigrata cresciuta in Italia. Si pensa che la Lega sia un partito xenofobo in realtà lei è una che ha dichiarato di essere obamamiana.

La Lega ha un tipo di reclutamento trasversale. C’è la cattolica, la laica, l’intransigente, quella che punta sugli immigrati.

Secondo lei perché queste donne non sostengono gli altri partiti?

Perché sono leghiste. Io non ho scritto un libro sulle persone esuli ma su quelle che condividono il progetto del partito che è il federalismo, la valorizzazione della propria comunità e un buon governo.
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