Il sabato del villaggio


Dal seminario di Todi i primi vagiti del nuovo partito “centrista” escono contraddittori.

Se è certo che l’Udc viene cancellata, non è affatto scontato che non rinasca una Udc riverniciata. Nella sostanza, rimangono tutti i dubbi che Casini, al di là dei proclami, continui a fare il gioco delle tre carte.

Una storia già vista, come quando l’Udc ha attaccato (giustamente) il bipolarismo Made in Italy, ma contestualmente, poi, l’unico impegno era discutere con “chi” allearsi fra Pdl e Pd. Insomma, la solita manfrina per contare di più e avere poltrone e prebende.

Così com’è, oramai l’Udc non è neppure più una “minoranza” ma, come ha detto nel suo intervento il presidente della Costituente di Centro Savino Pezzotta, una “minorità”.

C’è gran fervore attorno al nome e al simbolo da dare al nuovo soggetto politico ma poco impegno nel riempirlo di “contenuti”.

L’Udc scompare, ma fa capolino l’idea di un nuovo partito stile la “Margherita dei moderati”. In altre parole si rischia un’altra operazione di “nostalgia”, timorosi e incapaci di tenere insieme culture e ideali diversi.

A questo punto Casini ha "bruciato" il vascello: o riesce a lanciare davvero un partito “nuovo”, o è giunta l’ora di accettare lo “strapuntino” offerto da Berlusconi.

Il premier ha urgente bisogno di far fare ad altri il “lavoro sporco” per fare digerire agli italiani le nuove stangate in arrivo.

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