Intervista - Polisblog incontra Marco Tarchi, autore de "La rivoluzione impossibile" (seconda parte)


Ecco la seconda parte dell'intervista a Marco Tarchi. La prima parte è qui.

Che ne pensa di quella che ormai appare come un retromarcia dei finiani: cioè passare da gruppi autonomi a "corrente" dentro il PDL? E' un'idea ormai "superata", da vecchio partito (in fondo, anche Veltroni era contro le correnti), oppure ha ancora un senso?

È una necessità tattica: fuori dal Pdl, i finiani rischierebbero, in caso di elezioni anticipate, di diventare una forza di scarso peso, una sorta di replica dell’Udc. Dall’interno, invece, possono puntare a un’azione di costante logoramento della classe dirigente e nel contempo dialogare con l’opposizione.
Se di una corrente si tratta, va detto, è una corrente anomala, diversa da tutte quelle degli altri partiti.

Su quali basi ideali e culturali si fonderà - o si fonda -, secondo lei, il progetto di destra del gruppo di Perina, Lanna, Filippo Rossi? Crede che assomigli, almeno per alcune cose, alle idee della Nuova Destra?

Assolutamente no. La Nuova Destra criticava a fondo il modello di civiltà occidentale, le strategie egemoniche degli Stati Uniti d’America, l’atlantismo, il consumismo, il liberismo economico, la filosofia dello sviluppo industrialista, il nazionalismo statocentrico.
Le pare che ci sia anche solo uno di questi temi nella “destra nuova” di Fini? A me sembra di no. Vedo invece uno zibaldone onnivoro, che assembla temi “politicamente corretti” per dare un’impressione di modernità, ragionevolezza, moderazione, senso delle istituzioni. Dietro questi effetti speciali volti a impressionare, non scorgo alcun progetto originale e/o coerente.

Come spiega la crisi di legittimità che colpisce praticamente tutti, partiti e istituzioni (salvo rare eccezioni, come il Quirinale o, con percentuali più basse, le forze dell'ordine e la magistratura)? Dobbiamo aspettarci una crisi della Seconda Repubblica?

La cosiddetta Seconda Repubblica è nata da una straordinaria crisi di credibilità e legittimità della classe politica e non è riuscita ad affrancarsene a causa della tendenza di quest’ultima all’autoreferenzialità, che spesso sfocia nell’arroganza. A ciò si deve la forte crescita di umori antipolitici e populisti nella società italiana.
Ma l’odierno spirito del tempo non lascia spazio ad alternative alla democrazia liberale; di modelli alternativi credibili non se ne vedono all’orizzonte. Quindi, la crisi si svilupperà per linee interne al sistema esistente. Con quali esiti, è difficile prevedere.

Crede che in Italia sia possibile un ritorno al passato? Un nuovo regime, di tipo mediatico?

Se intende un regime autoritario, no. Un’accentuazione di caratteristiche paternaliste e leaderiste e un’ulteriore crescita del grado di personalizzazione della politica sono possibili, ma non credo che sfoceranno in una restrizione delle libertà formali. Oggi, chi punta a rafforzare il proprio potere attraverso l’omologazione culturale cerca di ottenere un’adesione diffusa utilizzando la seduzione, non la repressione.

Foto | Flickr

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