Speciale manovra economica parte terza: l'abolizione delle province



Dopo le parti prima e seconda, su tagli di spesa e strutturali, veniamo alla vera bomba della manovra economica 2010: l'abolizione delle province con meno di 220.000 abitanti. È la prima volta che si decide finalmente di sopprimere questi enti inutili e succhiasoldi, sebbene ancora in piccola parte.

Da notare che sono escluse dal provvedimento tutte le province frontaliere (per esempio Sondrio) e quelle delle regioni a statuto speciale, ivi incluse le 4 nuove e assurde province sarde, in stile Medio Campidano. Comunque è un buon inizio. Le competenze e gli uffici degli enti interessati saranno trasferiti ad altre province a partire dalla prossima legislatura.

Le province interessate sono 13, perlopiù situate nel centro Italia: Terni, Grosseto, Matera, Ascoli Piceno, Massa Carrara, Fermo, Rieti e Isernia. A sud troviamo due province calabresi, Vibo Valentia e Crotone, mentre il nord contribuisce con Lodi, Spezia e Asti.

Si tratta del 12% circa delle province italiane (13 su 110) per un contributo importante all'obiettivo di ridurre il deficit al 3% del Pil entro il 2012. Ma soprattutto è un primo passo verso l'abolizione definitiva di questo tipo di ente, azione che auspichiamo entro il minor tempo possibile.

Non ancora chiaro invece quali saranno le province interessate al trasferimento di uffici e personale, assorbendo le strutture soppresse.

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