L'abolizione delle province è una bufala. Lo dice l'articolo 133 della Costituzione Italiana


Grande enfasi è stata data in tutto il mondo massmediatico dalla notizia dell'abolizione delle province sotto i 220.000 abitanti, al punto da oscurare tutti gli altri provvedimenti della manovra finanziaria 2010.

Addirittura alcuni rappresentanti degli enti locali, come la presidenza della provincia di Asti, si sono precipitati a sottolineare che la loro area conta 221.000 abitanti e quindi non può essere inclusa nel provvedimento.

Ma il fatto nuovo è che Tremonti e Berlusconi questa notizia l'hanno smentita, parlando di "tradimento di alcuni uffici", che avrebbero trasmesso ai media delle anticipazioni fasulle. Eppure la cosa viene ormai data per scontata dai più, al punto che il leader della Lega Nord Umberto Bossi si è sentito di insorgere sulla ventilata soppressione di Bergamo, annunciando in questo caso la "guerra civile".

D'altronde il provvedimento creerebbe una serie di problemi tecnici. In assenza di un processo di revisione costituzionale che porti alla modifica dell'articolo 114, bisogna comunque tenere conto dell'art. 133, che recita:

    Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.
    La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

Fatto che porta a credere che il governo non si sia minimamente occupato della questione.

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