Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Americhe: Giamaica, il Primo ministro nega di avere legami con il narcotraffico. Tutti abbiamo visto le scene di guerriglia urbana tra i militari e gli uomini del boss del narcotraffico Christoper ”Dudus” Coke che si fronteggiavano nelle strade di Kingston. Da venerdì scorso la capitale giamaicana era paralizzata e in stato di emergenza, con serie limitazioni alla libertà di spostamento dei cittadini che non potevano uscire di casa per procurarsi acqua e cibo.

Il fallito assalto delle forze armate al quartiere di Tivoli Garden, ritenuta la roccaforte del boss, ha causato 44 morti, dei quali ben 26 sono civili. La polizia e l’esercito girano casa per casa per identificare i sostenitori del boss, sostenuto da molti dei poveri della capitale, che lo ritengono una sorta di benefattore alla “Robin Hood”.

Ma non sono solo semplici cittadini a doversi difendere dalle accuse di legami con “Dudus”Coke...

Ieri, il premier giamaicano Bruce Golding si è trovato a dover negare pubblicamente di essere lui stesso un affiliato del boss. L’accusa è stata mossa dal network statunitense ABC e dal quotidiano britannico Independent, che, in un articolo, aveva affermato come il Primo ministro giamaicano fosse a libro paga del boss del narcotraffico.

Golding ha negato categoricamente ogni connessione con Coke, si è detto offeso e ha affermato che si tratta di una cospirazione per far cadere un Governo regolarmente eletto.

Il sospetto che Golding sia legato al boss nasce a seguito di un fallito tentativo del Governo giamaicano di catturare Coke per estradarlo negli Stati Uniti. “Dudus” Coke- 41 anni - è considerato dal Dipartimento di Giustizia USA come uno dei più pericolosi signori della droga a livello internazionale: capo della gang Shower Posse, accusata di numerosi omicidi sia in Giamaica che negli Stati Uniti.

Coke, da parte sua, dichiara di essere un onesto uomo d’affari e incassa il sostegno di molti tra i più poveri di di Kingston, che negli scorsi giorni hanno partecipato agli scontri con militari e polizia. Emblematica la foto del cartello con la scritta "Gesù è morto per noi, noi moriremo per Dudus" diffusa dalle agenzie di stampa internazionali.

Mesi fa il Governo giamaicano aveva dato la sua disponibilità all’estradizione del boss negli USA. Ma, alcuni mesi, dopo il Premier aveva fatto un clamoroso voltafaccia, affermando che le prove contro Coke erano state ottenute illegalmente intercettando conversazioni telefoniche al cellulare (vi ricorda qualcosa?).

Di fronte al malcontento generale e alle accuse di legami con il boss, Golding si è nuovamente trovato a dover cambiare posizione e ha affermato che non era più tollerabile “l’attacco all’autorità dello Stato”. Il resto, con l’assalto dei militari al quartiere di Tivoli Garden e le relative scene di violenza urbana, è storia nota.

Asia: Hillary Clinton chiede la cooperazione della comunità internazionale contro la Corea del Nord. “Un’inaccettabile provocazione della Corea del Nord a cui la comunità internazionale ha il dovere e la responsabilità di rispondere". Così il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha definito l'affondamento della corvetta Cheonan, che ha innescato la nuova crisi diplomatica tra le due Coree.

La Clinton ha rilasciato le sue dichiarazioni ai reporter dopo un incontro a Seul con le autorità sudcoreane. Ha precisato che la provocazione di Pyongyang “richiede una risposta forta, ma calibrata”. Tuttavia non ha chiarito quale debba essere nello specifico questa risposta.

Quello che è certo è che l’Amministrazione USA non vuole trovarsi da sola a gestire questa nuova, inaspettata, gatta da pelare. La Clinton ha infatti affermato che gli Stati Uniti si consulteranno con la Corea del Sud e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU; ha, inoltre, auspicato la collaborazione della Cina nella soluzione della crisi. Pechino, da sempre protettore del regime comunista nordcoreano, per il momento resta a guardare.

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