Anche i ricchi piangano: lo yacht da 18 milioni di euro, i sacrifici di Berlusconi, le pensioni di invalidità


L'anno riportato sul manifesto lo inchioda al 2007, ma sembrano passati secoli da quando una forza di governo (pur manifestando enormi limiti in termini di capacità di comunicazione e di gestione dei rapporti con la coalizione) osò lanciare una proposta tanto provocatoria: far pagare ai più ricchi i costi di una situazione di crisi. Oggi, 3 anni dopo quel manifesto, l'argomento del giorno sono i tagli e le razionalizzazioni che il ministro Tremonti e il premier Berlusconi stanno pensando di mettere in atto. Il simbolo dello yacht come odioso status symbol di una classe imprenditoriale e politica arraffona, incapace e anche priva di buon gusto (spesso non abituata a pagare le tasse e abituata a portare i soldi all'estero in attesa di scudarli) è forse un poco superato. Però.

Però ci sono alcuni elementi, casuali o meno, che riportano in auge quel simbolo: mentre agli italiani vengono richiesti sacrifici per affrontare la crisi (una crisi che Tremonti aveva indicato come finita circa un anno fa) altri possono permettersi di indignarsi se gli sequestrano lo yacht (se volete contribuire alla causa di Nathan Falco, potete farlo qui) ed altri ancora possono permettersi di comperare una barca lunga 37 metri e dal costo di 18 milioni di euro (i vecchi 35 miliardi).

Ovviamente ognuno coi propri soldi ci fa quello che vuole. Però... sapere che il padre si preoccupa di far quadrare i conti ritoccando al rialzo i criteri per avere una pensione di invalidità (dal 74 al 85%) mentre il figlio si regala uno yacht da 35 miliardi fa un pochino incazzare e riflettere (non necessariamente in quest'ordine). O no?

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