Rassegna stampa estera: crisi e corruzione e tagli nel presente dell'Italia


Da quando la crisi finanziaria ha toccato la Grecia prima e l'Euro poi, sulle testate giornalistiche straniere si sono moltiplicati i reportage sulla situazione economica del nostro paese: un fatto che abbiamo già notato nelle rassegne stampa estera degli scorsi 10 e 20 maggio.

E come ben sapete se avete seguito le puntate precedenti, gli osservatori d'oltralpe si dividono tra chi giudica il nostro paese estremamente a rischio di collasso finanziario e chi vede la situazione più rosea. Tra gli ultimi non può essere certo annoverata la svizzera Neue Zuercher Zeitung, che si è concentrata sull'affaire derivati:

Secondo fonti ufficiali, l’Italia potrebbe trovarsi ad affrontare rischi maggiori di quelli della Grecia travolta dalla crisi, a causa di complessi strumenti finanziari. “In Italia c’è un problema enorme e concreto”, ha avvisato il pubblico ministero Alfredo Robledo mercoledì, all’apertura del processo che si tiene a Milano contro quattro banche, tra cui UBS. Le città, le province e le regioni italiano hanno inserito nei loro bilanci dei derivati, prodotti finanziari con i quali prima o poi bisognerà fare i conti. “Perciò l’Italia corre un rischio maggiore della Grecia”

Secondo indicazioni della Banca d’Italia, piccole e grandi città rischiano di dover registrare a bilancio perdite per 2,5 miliardi di euro a causa di operazioni finanziarie azzardate in relazione agli interessi sui prestiti. UBS, Deutsche Bank, Depfa (controllata di HRE) e JPMorgan devono rispondere davanti al Tribunale di Milano dell’accusa di aver intenzionalmente frodato le amministrazioni vendendo loro titoli finanziari tossici. Con questi titoli l’amministrazione comunale di Milano intendeva ridurre l’ammontare degli interessi a suo debito. Il fatto risale al 2005, quando l’amministrazione contrasse un prestito di oltre 1,68 miliardi di euro. Sul banco degli imputati siedono anche undici dipendenti delle banche e due ex funzionari del Comune

Il britannico Guardian si è soffermato sulla svolta a U compiuta dal governo in queste ultime settimane:

Il braccio destro di Berlusconi Gianni Letta, ha utilizzato un linguaggio apocalittico, senza precedenti da parte di un rappresentante governativo dall’inizio della crisi, affermando che il pacchetto include “sacrifici molto pesanti” allo scopo di “salvare il nostro paese dal rischio di finire come la Grecia. (..) La sua retorica ha segnato un brusco voltafaccia da parte di un governo che aveva fino ad ora adottato una strategia di risoluto ottimismo

Ed è sempre il giornale della sinistra inglese ad attirare l'attenzione dei suoi lettori sugli ultimi sviluppi delle croniche vicende di corruzione italiane, che in questo caso corrispondono alla "Lista Anemone":

Malgrado abbia perso un Ministro nello scandalo, il Premier Silvio Berlusconi ha evitato di rivolgere i suoi soliti attacchi ai magistrati incaricati dell’inchiesta, forse avvertendo la rabbia davanti all’ultimo caso di corruzione in Italia. “Se ci sono uno, due, tre casi di comportamenti illegittimi saranno i magistrati ad accertarlo” ha dichiarato Berlusconi, la cui residenza ufficiale a Roma si presuma abbia beneficiato della competenza di Anemone nelle ristrutturazioni. Mentre il Ministro della giustizia Angelino Alfano si rifiuta di stabilire un parallelo tra lo scandalo di Tangentopoli che distrusse il sistema politico nei primi anni ‘90, il quotidiano La Stampa ha riferito che potrebbe emergere un’inedita lista di Anemone in cui compaiono i nomi di politici di rilievo

L'autorevole quotidiano conservatore tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha invece raccontato la triste storia dei tagli al settore operistico italiano:

Indubbiamente il decreto Bondi ha messo in luce quanto sia radicalmente fallita la riforma degli anni Novanta, nell’ambito della quale tutte le istituzioni sono state trasformate in fondazioni di diritto pubblico con ampia autonomia. Come ambasciatore dell’”italianità” invece di investire cospicue somme di danaro, di attirare schiere di visitatori dal paese e dall’estero e sostenersi quasi automamente, proprio per i teatri dell’Opera meno prestigiosi, ma non per questo da sottovalutare, come quelli di Catania, Genova e Bologna è iniziata una vita di stenti. Lo Stato si era sottratto con una mossa grandiosa alle sue responsabilità di finanziamento, spacciandolo come un atto di liberazione dal paternalismo burocratico. Tra i potenti e spesso irrimediabilmente frammentati sindacati e la necessità di fare cassa, la possibilità di nuove produzioni per molti direttori era rimasta fortemente limitata. Già negli ultimi due anni teatri come Napoli, Genova e persino Roma, la cui Opera sta attraversando un’agonia senza fine, sono stati messi sotto commissariamento ministeriale obbligatorio. Nellla diabolica spirale della carenza di rappresentazioni, personale sempre più rabbioso e sempre meno sovvenzioni minacciano di schiacciare l’istituzione. (..) La costosa opera lirica svolge ancora una funzione sociale nel luogo in cui è stata inventata poco più di quattrocento anni fa? Ha ancora un effetto estetico importante per la prossima generazione? Una società stregata dalla televisione e da internet può farcela senza l’Opera? Sono questi i temi di un dibattito che ora prosegue sui giornali italiani, almeno provvisoriamente, sotto la pressione del decreto di tagli, ma che viene comunque seguito solo da un pubblico assolutamente marginale. Questa settimana si è visto a “La Scala” che, anche sotto l’influenza del direttore artistico Stephane Lissner, i ricorrenti scioperi allontanano la clientela ricca e i turisti paganti. Di fronte alle proteste gridate e alle azioni di solidarietà, succede sempre più spesso che i berlusconiani dalle logge più costose disapprovino gridando ai musicisti: “Finalmente andate a lavorare!” Perché la consapevolezza cresca, le due prove generali per “L’Oro del Reno” di Wagner si sono tenute gratuitamente “per la città” . E’ un tentativo disperato di far prendere a cuore alla collettività il valore rimasto. Il ciclo milanese di Wagner è un simbolo della crisi del sistema, perché la sua conclusione è prevista solo per l’anno 2013. Resta da vedere con quale stato d’animo l ‘Opera come istituzione vivrà questo “Crepuscolo degli Dei” italiano

In Spagna El Pais ha invece reso conto delle ricadute politiche di questa situazione fatta di crisi, corruzione e tagli, raccontando della caduta nei sondaggi di Silvio Berlusconi e sintetizzando la situazione di stallo italiana con un commento lapidario:

La buona notizia per Il Cavaliere è che la disaffezione colpisce anche gli altri partiti politici. Gli italiani mostrano di non avere fiducia in alcuna alternativa

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO