Fiat: Sergio Marchionne, dopo Termini Imerese, è pronto a chiudere un altro stabilimento


La stagione televisiva generalista, di fatto conclusa ieri, ci ha proposto diversi sipari politici di cui avremmo fatto a meno. Per ripulirsi la coscienza di tutti i soldi spesi per accendere il palco di Sanremo poco prima dell’annuncio della vittoria di Vittorio Scanu la Rai propose ai propri contribuenti un momento talk sul sociale condotto da Maurizio Costanzo.

Protagonisti di quel momento erano tre cassaintegrati dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, a cui nessuno garantiva la salvezza dal licenziamento, un fischiato Pierluigi Bersani e l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola.

L’esponente politico prima di essere travolto, giustamente, dallo scandalo relativo all’acquisto del suo appartamento romano promise davanti ad un pubblico più che vasto la risoluzione dei problemi riguardanti gli operai cassaintegrati dell’azienda automobilistica italiana.

Come è noto quelle promesse rimasero tali tanto che a meno di tre mesi da quella sera l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, che all’Ariston non fu invitato, alza la cresta e chiede al Governo di provare a risolvere le difficoltà di un altro stabilimento di sua competenza.

Parlando delle difficoltà della struttura di Pomigliano (NA), l’ad di Fiat ha dichiarato:

“Spero che si possa giungere a una rapida conclusione dell’accordo con i sindacati perché presto sarà impossibile accettare ulteriori ritardi. La Fiat intende lavorare per rendere gli italiani di domani orgogliosi di quelli di oggi”.

Lecito, a questo punto, chiedersi se oltre alle aziende e alle istituzioni anche i sindacati si siano dimenticati dei cittadini. Il tanto invocato sciopero nazionale invocato da Epifani può davvero aiutare le persone in difficoltà? No. Probabilmente No.

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