Manovra economica: la Germania non taglia istruzione e ricerca


“Un settore centrale per il futuro del nostro paese è l’istruzione e la ricerca, e il piano di assistenza all'infanzia ne fa parte. Non ho nessuna intenzione di mettere in questione questo punto: è quanto abbiamo deciso,ed è ciò che faremo”

Chi l’ha detto? No, non è un improvviso voltafaccia del presidente Berlusconi, o di Tremonti. E nemmeno della Gelmini. Si tratta delle dichiarazioni del Cancelliere Angela Merkel a commento della manovra economica in discussione in questi giorni in Germania.

Un intervento che, tra molti tagli, prevede però un investimento in nel settore educativo e universitario di più di 13 miliardi di Euro. Fantascienza per le orecchie italiane, abituate da ben prima della recente crisi (e da governi di qualsiasi colore) a vedere le parole “istruzione” e “ricerca” sistematicamente associate alla riduzione di risorse.

Com’è possibile un tale divario? Qualcuno potrebbe rispondere che la situazione della Germania – uno dei paesi europei con l’economia più solida nella recente crisi – è certamente più rosea di quella di un membro di lunga data dei PIIGS come il Belpaese.

Anche se c’è del vero in questa spiegazione, si potrebbe provare ad invertire il rapporto causa effetto. La decisione della Merkel è infatti un segno di lungimiranza politica, di attenzione verso il medio-lungo periodo che è sicuramente decisivo nello spiegare anche il migliore stato odierno dell’economia tedesca.

Lo stesso non si può dire dell’Italia, che dagli anni ’80 convive con un enorme debito pubblico e – da quasi altrettanto tempo – considera ricerca ed istruzione un settore dove fare cassa. E tanti saluti al futuro.

Foto | Flickr.

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