Blitz Gaza: il video dell'assalto israeliano alla Marmara pubblicato dal Jerusalem Post

A due giorni di distanza dal blitz sulle navi "pacificiste" che cercavano di forzare il blocco di Gaza vediamo di fare un po' il punto dela situazione valutando i fatti e non le ideologie. Come sempre infatti su questo argomento c'è una certa tendenza a prendere posizioni preconcette in base alle proprie. Ovvero - detto fuori dai denti - chi è di sinistra dà ragione ai palestinesi, chi è di destra agli israeliani senza minimamente preoccuparsi di ciò che è accaduto veramente.

Ma cos'è accaduto? Vediamo. Da anni l'esercito israeliano blocca l'accesso delle navi a Gaza per un motivo preciso: non vuole che imbarcazioni pseudopacifiste e altre portino armi o materiali come il cemento che Hamas ha spesso usato per costruire basi che di pacifico avevano poco. Il blocco viene via via rafforzato o allentato in base al comportamento dei palestinesi, anche per premiare Al Fatah e i suoi sforzi di limitare la violenza degli estremisti.

Era la prima volta che si cercava di forzare il blocco? No. Era già successo in passato, ma sempre - come anche in questa occasione - gli israeliani avevano offerto approdi alternativi come Hashdod, e si era sempre trovato un accordo. Gli aiuti alla fine, seppur faticosamente, sono quasi sempre arrivati a destinazione. Questa volta invece no. Come mai?

Si è semplicemente cercato lo scontro a tutti i costi. In modo folle e assurdo. L'esercito israeliano non è tenero per nulla, e nessuno qui vuole scagionarlo; a maggior ragione non si capisce perché provocarlo fino all'estremo invece che accettare di sbarcare in un porto secondario come al solito. Quando i militari sono saliti sulla nave "pacifista" hanno trovato diverse armi - rudimentali, è vero, tipo coltelli, spranghe eccetera - ma le hanno trovate. Inoltre rimane il mistero intorno agli spari. Se riascoltiamo il video dell'incursione pubblicato dal Jerusalem Post (in apertura) sembra evidente che qualcuno dei "pacifisti" abbia sparato, provocando la reazione degli israeliani. Tutta una montatura? Forse, chissà... noi ci atteniamo ai fatti provati e basta.

Ecco perché l'Italia, pur chiedendo di andare a fondo dell'accaduto, ha detto no a un'inchiesta internazionale. Israele è comunque un paese libero e democratico ed è in grado di gestire le proprie inchieste da solo. Quanto ai "pacifisti" che hanno sostenuto di essere stati picchiati, anche qui vorremmo capire in che modo. Se infatti hanno subito un trattamento rude dai militari ci si domanda cosa si aspettassero di diverso in una situazione del genere, molto simile a una guerra. Se hanno subito percosse o torture il discorso cambia.

Allo stato ci risulta che solo uno dei 6 "pacifisti" si sia trovato coinvolto in una baruffa per aver cercato di difendere un collega. Senza conseguenze particolari, se non il fatto di essere trattenuto per più tempo dai militari. Naturalmente anche qui - pur dubitando - valuteremo le prove di fatti più gravi eventualmente accaduti. Non vorremmo che qualcuno volesse fare il martire a tutti i costi per risultare agli occhi dei "suoi".

E d'altronde in certo qual modo lo stesso atteggiamento del governo turco pare rivelatore. Pur attenendosi a uno sdegno di facciata, il governo islamista di Erdogan di fatto non ha reagito. L'abbordaggio di una nave battente bandiera turca in acque internazionali a termini di diritto equivale a un'invasione territoriale. Eppure quest'ultimo paese si limita a sbraitare e annunciare pallide ripercussioni economiche... forse anche loro sapevano delle intenzioni bellicose dei "pacifisti" e hanno voglia di coprirli solo fino a un certo punto.

Ma tutto questo, pur cercando di ricostruire le responsabilità di tutti in modo oggettivo, non scagiona gli israeliani, i quali compiendo un atto proditorio in acque internazionali hanno commesso una violazione grave e un clamoroso autogol politico. E lo pagheranno in termini di terrorismo, statene certi.

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