Beppe Grillo a Roma solo nella notte. La diretta video, ma la manifestazione va sciolta

Il leader del Movimento Cinque Stelle non ci sta e sul blog usa toni violentissimi e chiama i suoi a manifestare a Roma. Arriverà lui stesso.

20.35: Grillo, dunque, non ci sarà. Vito Crimi è sceso a palrare con la folla in piazza. La manifestazione va comunque sciolta.

20.34: sempre su Twitter, Beppe Grillo ha chiesto a tutti di mantenere un comportamento pacifico e di isolare eventuali violenti.


20.15: dopo la chiamata alla protesta in piazza, Beppe Grillo fa sapere che potrà arrivare a Roma solo nella notte. Grillo ha anche aggiornato il suo post con due note a margine.

La prima è relativa al termine colpo di stato, che è stato stigmatizzato da tutti, a cominciare dalla Presidente della Camera Laura Boldrini. Grillo non ritira il termine ma precisa che questo colpo di stato

«avviene furbescamente con l'utilizzo di meccanismi istituzionali».

Poi Grillo cita la nota di Carlo Azeglio Ciampi, quando rifiutò il suo secondo mandato:

«Il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato».

Poi l'annuncio del ritardo e della manifestazione posticipata. Che diventa, invece, un incontro con la stampa e con i simpatizzanti.


Beppe Grillo e la protesta in piazza

19.20: si attende a minuti l'arrivo di Beppe Grillo a Roma. In piazza a Montecitorio cresce la contestazione pacifica.

Beppe Grillo

ore 18.00: anche Forza Nuova accoglie, seppur indirettamente, l'appello di Grillo ad andare in piazza a Roma, a protestare contro la rielezione di Napolitano (che in questi minuti si sta compiendo, siamo a metà dello scrutinio). La "discesa" a Roma di una forza neofascista, per quanto altamente minoritaria, soprattutto in una fase di grande incertezza e debolezza istituzionale come questa, fa tornare alla memoria pagine oscure della nostra storia.


Beppe Grillo chiama i suoi alla manifestazione a Roma per protestare contro la rielezione di Giorgio Napolitano. Lo fa con un post sul suo blog in cui non usa mezzi termini, come di consueto:

«Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E' in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto».

Grillo racconta a modo suo gli incontri di oggi al Quirinale, con un linguaggio che semplifica ma che rende l'idea, soprattutto per i suoi:

"Sono disperati. Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti".

In verità le ipotesi di un governo Amato, quelle di un governo con i dieci saggi, e altre ipotesi ancora, che parlerebbero addirittura di un governo di Enrico Letta o di Angelino Alfano sono meramente giornalistiche e non trovano, per il momento, alcun riscontro.

Grillo tenta anche una disamina storica:

«Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c'è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini».

Quindi esalta la scelta del M5S di votare Stefano Rodotà (guardandosi bene dal ricordare che SEL lo sta votando; la cosa è parte integrante della retorica di Grillo):

«Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile. Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull'inciucio ventennale dei partiti».

Infine la chiamata alla manifestazione di piazza:

«Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E' necessaria una mobilitazione popolare. Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese».

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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