Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Iran, Mousavi cancella la manifestazione prevista per domani. Alla fine Ahmadinejad l’ha avuta vinta. Le manifestazioni per l’anniversario della "rivoluzione verde", programmate dall’opposizione iraniana per domani, potrebbero non avere luogo.

Ieri Mir Hossein Mousavi, il candidato sconfitto alle contestate elezioni presidenziali del 2009, ha dichiarato sulla sua pagina di Facebook che è evidente che se persone “innocenti e inermi” scenderanno in piazza sabato saranno di nuovo trattate con violenza. Mousavi ha aggiunto che il “movimento verde” ha sempre chiesto riforme democratiche e diritti civili, non violenza.

“Per l’incolumità delle persone” prosegue il post “annunciamo che la manifestazione in programma non si terrà.” il leader dell’opposizione conclude la sua dichiarazione chiedendo ai manifestanti di proseguire nelle loro giuste rivendicazioni con metodi meno rischiosi.

Il governo e la polizia avevano da giorni intimato agli iraniani di non partecipare a manifestazioni nella giornata di sabato; più testimonianze e report di associazioni internazionali per i diritti umani confermano, inoltre, come il regime degli Ayatollah abbia stretto le maglie della repressione nell’ultimo anno.

Il post di Mousavi su Facebook è sicuramente un tentativo di evitare un nuovo bagno di sangue e, molto probabilmente, un modo per tutelarsi ed evitare accuse da parte del governo.

Ma i giovani che lo scorso anno si sono scontrati con i miliziani Basij per le vie di Teheran ascolteranno la sua esortazione?


Medio Oriente: Israele/Palestina, Abu Mazen pessimista sulla nascita di due Stati.
Nonostante l’incontro con Barack Obama, che ha garantito una serie di finanziamenti a supporto dell’Autorità Nazionale Palestinese, il Presidente dell’ANP Mahmoud Abbas (meglio conosciuto come Abu Mazen), ha espresso ieri tutto il suo pessimismo sulla soluzione “due popoli due stati” per israeliani e palestinesi.

“Temo che stia iniziando ad erodersi” ha affermato Abu Mazen in merito all’idea di uno Stato palestinese che conviva pacificamente accanto ad Israele.
Il presidente dell’ANP ha rilasciato le sue dichiarazioni ieri in un discorso tenuto alla Brookings Institution di Washington, dopo l’incontro con Obama. Abbas ha aggiunto che “il mondo ha iniziato a smettere di credere e avere fiducia che saremo in grado di raggiungere questa soluzione”.

Suona come un fallimento da parte di un leader che aveva cercato di dialogare con Israele per una soluzione pacifica del conflitto. Un leader, tuttavia, sconfessato da parte dei palestinesi, che ritengono le posizioni dell’ANP troppo morbide e ne denunciano la corruzione nell’amministrare i territori della Cisgiordania.

Del resto, quello che attualmente dovrebbe essere lo Stato palestinese è un arcipelago di enclave territoriali scollegate tra loro, intervallate da checkpoint israeliani e insediamenti di coloni. La Cisgiordania è rigidamente divisa in zone di pertinenza in buona parte amministrate direttamente da Tel Aviv. A questo si aggiungano le divisioni letali con Hamas, che controlla la striscia di Gaza e si pone come vero difensore del popolo palestinese, ed ecco che si ha un’idea di come sia impossibile, ad oggi, parlare di uno Stato palestinese.

Il “sindaco di Ramallah”: è così che i detrattori definiscono il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese. E, vista la capacità che ha avuto fino ad oggi di influire sulle scelte politiche, non hanno forse tutti i torti.
Abbas non ha comunque rinunciato a proporre un nuovo negoziato con Israele. “Vorremmo raggiungere una soluzione su due punti iniziali in merito ai confine e alla sicurezza” ha affermato, sostenendo di essere pronto a negoziare direttamente con Nethanyau se le due controparti troveranno punti di accordo comune.

Una volta trovata una piattaforma di accordo, Abbas propone di esaminare altre questioni importanti quali gli insediamenti dei coloni, i rifugiati palestinesi, lo status di Gerusalemme, i prigionieri politici palestinesi detenuti in Israele e il controllo delle risorse idriche.

I fatti dimostreranno se gli ennesimi, invocati negoziati avranno mai uno sbocco.


Africa: Congo, due cittadini norvegesi condannati a morte.
Lo ha rivelato ieri il ministro degli esteri norvegese. Si tratta di Joshua French, 28 anni (che ha anche cittadinanza britannica) e Tjostolv Moland, 29. Entrambi sarebbero stati condannati per omicidio, tentato omicidio, cospirazione criminale, rapina a mano armata e spionaggio.

I due erano entrati in Congo dall'Uganda l'aprlile dello scorso anno nel corso di un viaggio in motocicletta. Dopo la rottura della moto a Kisangari, i due avevano affittato un auto e un'autista e altri due congolesi si sarebbero uniti a loro.

Diverse ore dopo l'autista era stato trovato morto nel mezzo della foresta pluviale, ucciso da colpi di arma da fuoco. Le autorità congolesi hanno accusato French e Moland dell'omicidio, ma i due norvegesi si dichiarano innocenti e sostengono di essere stati assaliti da uomini armati.

Secondo la Ong inglese Reprieve, che ha fornito la maggior parte delle informazioni sulla vicenda, i due sarebbero innocenti e avrebbero confessato nel corso di un processo farsa, dopo essere stati sottoposti a tortura.

Le cancellerie norvegesi e britanniche sono al lavoro per cercare di risolvere la situazione per vie diplomatiche. Le autorità norvegesi hanno inoltre negato che i due, che sono ex soldati, siano mai stati coinvolti in operazioni di spionaggio per conto della Norvegia.

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