Partiti, ultimo treno. Non ci sarà il Napolitano "tre"!

La sintesi, lucida quanto impietosa, la fa il quotidiano francese Le Monde: “ Napolitano uomo di Stato responsabile, ma il sistema è doppiamente bloccato: istituzioni inadeguate, bicameralismo paralizzante, una classe politica incapace di finirla con i piccoli giochi di potere indegni”.

Solo in Italia può accadere che gli stessi politici “bastonati” in diretta da Napolitano applaudono il Presidente bastonatore. Il colmo del paradosso o il colmo della strumentalizzazione e del trasformismo? Comunque la si giri nelle prossime ore si capirà meglio quale utilizzo faranno i partiti della corda che Napolitano ha concesso loro: può essere una (ultima?) opportunità per riformare la casta dando un segnale al Paese o un assist per trasformarla in un cappio.

Il discorso di Napolitano è un capolavoro di realismo togliattiano e di ascetismo di Aldo Moro. Essendo però in questa Italia, quel discorso rischia di rimanere inascoltato da chi per primo dovrebbe trarne lezione, cioè la politica. Non è la prima volta che ai buoni propositi subentra quel "realismo" distorto dei partiti che non ha niente a che fare con il realismo politico e con quello dell’Italia e degli italiani.

Il realismo della guerra antifascista porta tutte le forze politiche italiane a unirsi prima con il fucile, poi con la Costituzione e i governi di unità, poi però dopo il 1948 si forma quella spaccatura (allora fra democristiani e comunisti/socialisti) che inciderà quel solco nel quale – in una realtà nazionale e internazionale ben diversa– siamo tutt’ora dentro.

Anzi, la differenza c’è e pesa: ieri, pur in un braccio di ferro dalle forti tinte ideologiche (democrazia da una parte, socialismo dall’altra; America da una parte, Urss dall’altra) prevaleva alla fin fine il senso nazionale, l’interesse generale, la spinta comunque a competere per fare meglio degli altri, per dimostrarsi più validi e quindi meritevoli del maggior consenso elettorale. Oggi il triste spettacolo di queste settimane (di questi ultimi 20 anni) parla da solo e rischia di vanificare quanto detto ieri dal commosso e ammirevole Napolitano nel giorno del suo secondo giuramento.

La prova, appunto, sarà subito quella del nuovo governo. Fin dove tirerà la corda il Berlusconi tornato non al centro della scena ma a tirare i (suoi) fili da dietro le quinte? E quale sbocco avrà in queste ore l’incandescente situazione interna del PD spappolato in mano non si sa a chi? D’altronde, non saranno i risultati elettorali del Friuli a mitigare i toni e le pretese di Beppe Grillo, come non riporteranno al realismo i “cani sciolti” della sinistra oltranzista, cui potrebbe aggiungersi un pezzo del pidì.

Un dato è certo: se il nuovo governo non regge l’urto delle spinte centrifughe dei partiti e non impone una propria identità e un proprio programma di riforme credibili e reali, il Paese è perduto. Non lo salverà il Napolitano “ter”!

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