Il giro del mondo in tremila battute: speciale Turchia

esteri turchia curdiMedio Oriente: la Turchia ritira le proprie truppe dal Nord Iraq. Il teatrino continua. Le autorità turche hanno annunciato ieri che il ritiro dei propri militari dal Nord Iraq è stato completato, nonostante l'esercito avesse annunciato il giorno precedente che avrebbe inviato altre truppe per stanare i ribelli curdi del Pkk.

Lo sconfinamento era avvenuto mercoledì, a seguito di un attacco dei guerriglieri a una postazione militare turca lungo il confine iracheno. Dopo uno scontro durato diverse ore, l’esercito turco aveva annunciato di aver inviato tre divisioni di truppe d’assalto e una brigata delle forze speciali per due o tre chilometri oltre il confine iracheno, allo scopo di stanare i ribelli. Successivamente l'aviazione turca aveva effettuato alcuni bombardamenti su presunte postazioni del Pkk in Nord Iraq.

Gli scontri con il Pkk si sono intensificati nelle ultime tre settimane, con ripetuti attacchi dei ribelli curdi che hanno causato 12 morti tra i militari turchi. Gli attacchi sono favoriti dal fatto che da anni il Pkk ha installato proprie basi nel Nord dell’ Iraq, territorio, controllato stabilmente da curdi iracheni che ben tollerano la presenza dei propri “cugini”.

Ma, per capire meglio la situazione, è necessario fare un po’ di storia. Le ambizioni dei curdi a un’unità politica e territoriale sono da tempo frustrate e sacrificate sugli altari della geopolitica e degli interessi delle grandi potenze.

Divisi tra Turchia, Iran, Iraq, Siria e Armenia, i curdi non sono mai riusciti a costituire una propria entità statale, ma sono, in compenso, stati perseguitati pressoché ovunque. L’unico paese in cui hanno conquistato una reale autonomia – seppur formalmente soggetti al governo di Baghdad - è l’Iraq. Dopo i massacri ordinati da Saddam negli anni ’80 (con l’operazione Anfal e i bombardamenti al gas nervino sulle città di Halabja), i curdi iracheni hanno visto mutare la propria condizione dopo la Guerra del Golfo del 1991.
Protetti dalla no – fly zone imposta dagli americani dopo la fine del conflitto, i curdi del Nord Iraq sono quindi riusciti progressivamente a sviluppare una reale autonomia amministrativa in un territorio ricco di risorse petrolifere. Il supporto fornito alle truppe Usa durante l'invasione dell’Iraq del 2003, non ne ha definitivamente rafforzato la posizione di forza all’interno del nuovo assetto di potere uscito dal conflitto.

Ovviamente questo non poteva piacere alla Turchia. Ankara, infatti, non ha mai riconosciuto né tollerato le rivendicazioni della minoranza curda (e delle minoranze in genere) al proprio interno. Comprensibile che, dopo una guerra “a bassa intensità” con gli autonomisti del PKK che dura dai primi anni ’80 (e ha causato circa 30.000 morti, perlopiù tra i curdi), la Turchia abbia mal digerito la nascita di enclave curde autonome sui propri confini sud-orientali. Il timore è che il Nord Iraq possa costituire l’embrione di un vero e proprio stato curdo, che potrebbe innescare un processo di disgregazione nel sud-est della Turchia.

E, soprattutto, che possa essere un rifugio per i guerriglieri del Pkk (cosa che puntualmente si è realizzata). Lo schema che si ripete da alcuni anni è, infatti, sempre lo stesso: i ribelli entrano in Turchia dalle proprie basi sulle montagne del Nord Iraq, attaccano a sorpresa obiettivi militari turchi e si ritirano nuovamente al di là del confine, dove le truppe di Ankara non possono, ufficialmente, attaccarli.

Nel febbraio 2008, tuttavia, l’esercito turco aveva dato il via a una massiccia invasione di terra del Nord Iraq col preciso scopo di farla finita col Pkk. Washington non aveva gradito. L’invasione turca destabilizzava una regione già troppo critica. Gli USA avevano bisogno di mettere ordine nel pantano iracheno e l’ultima cosa di cui avevano bisogno era di Ankara creasse ulteriore scompiglio, per giunta in una delle poche zone relativamente tranquille del Paese.

Seppur con molta riluttanza, la Turchia si era comportata da bravo membro della Nato e si era ritirata dal Nord Iraq. L’opinione pubblica, fortemente nazionalista, non aveva gradito. Un’efficacia testimonianza del sentire diffuso di quei giorni è ben riportato nel film turco “La valle dei lupi - Irak”, con protagonista un eroico agente segreto di Ankara alle prese con diabolici militari americani che umiliano i militari turchi.

L’invasione lampo dei giorni scorsi rientra in questo contesto, con Ankara che morde il freno per conquistarsi maggiore libertà d’azione in Medio Oriente, ma è ancora costretta a rispettare le logiche di stabilità e “pax americana” della regione imposte da Washington.

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