Scelti dai lettori: Lega, a quando il federalismo?

scelti dai lettori lega nord e federalismo

Ne avete dette tante, e parecchie erano ottime: parlo delle vostre idee, che avete tirato fuori nel post in cui vi chiedevano di suggerirci qualche argomento che desideravate approfondire. Dall'ascesa e caduta della democrazia cristiana, alle frequenze (e alle sentenze) su Rete4, al Vaticano, se sia da intendere come istituzione dedicata al potere spirituale o temporale.

Tutti argomenti massicci, cui autori prestigiosi dedicano bibliografie sterminate - e un'altra idea potrebbe essere questa: segnalarvi tre libri utili per capire un tal argomento - tutti argomenti che meritano approfondimenti corposi. Per questa volta, partiremo con un vostro suggerimento che è anche una domanda. Lega: a quando il federalismo?

Tutto dopo il salto.

umberto bossi giovane

Chi è questo ragazzone riccioluto che imbraccia una chitarra elettrica un giorno qualunque degli anni sessanta? Avete indovinato. E' Umberto Bossi.

Se si parla di storia della Lega Nord, di rivendicazioni e di federalismo, è difficile distinguere tra il padre padrone del partito da più tempo in Parlamento - sembra un paradosso, ma è così - e la sua migliore progenie, cioè la Lega Nord

Il 22 novembre 1989 a Bergamo viene sottoscritto davanti ad un notaio l'Atto Costitutivo ed il testo dello Statuto del Movimento Lega Nord, il nuovo soggetto politico confederale che dovrà unire definitivamente la vecchia Lega Lombarda di Umberto Bossi con le altre leghe e movimenti autonomisti del Nord Italia (Liga Veneta, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Lega Emiliano-Romagnola, Alleanza Toscana), come già avvenuto in giugno alle elezioni europee col cartello elettorale di Alleanza Nord.

Il 4 dicembre 1989 nasce il Movimento Lega Nord


Sono passati quasi ventuno anni dalla nascita del partito che seduto in riva al fiume, avrebbe visto passare il cadavere della Prima Repubblica, sradicata dal tornado di Mani Pulite. In che modo attese il passaggio di quel cadavere?

Imbracciando cappi da forca in piazza in Parlamento - è storia: ricordate Leoni Orsenigo e il cappio in parlamento? - titillando l'animo antipolitico e reazionario che è comune a molti più milioni di italiani di quanti crediate. Anche a voi.

Un pezzo di sei anni fa di Giampaolo Pansa - risalente quindi ancora prima agli scazzi epici che portano al suo allontanamento dal gruppo Repubblica - l'Espresso - ci tratteggia bene cosa fosse, e cosa chiedesse la Lega all'epoca di Tangentopoli. Un'epoca in cui molti, anche a sinistra e ancora più che oggi, subirono la fascinazione di quel movimento


Trionfò subito una canzonaccia, dedicata al giovane Bobo Craxi, sull'aria di un vecchio motivo, "Ma Pippo Pippo non lo sa". Faceva cosi:

"Ma Bobo Bobo non lo sa / che Mario Chiesa ruba in tutta la città / Ruba di qui / ruba di là / e porta tutto al suo papà!" . In attesa del nuovo presidente della Repubblica, il Transatlantico risuonò di altri slogan scanditi in quel corteo ambrosiano: "Trussardi / disegna / la collezione / per i compagni / che stanno in prigione" , "Sono finiti / i Ceausescu in Romania, / finiranno / i Craxi in Lombardia" .

Infine arrivò l'anno del cappio. Fu un'invenzione del partito che allora esprimeva il massimo dell'antipolitica: la Lega di Umberto Bossi. Il 16 marzo 1993 lo espose nell'aula di Montecitorio un deputato leghista. Era Luca Leoni Orsenigo, da Cantù, 31 anni, un marcantonio che in quel di Merone aveva un negozio di attrezzature per la ricetrasmissione. Cappio vero. Da forca in piazza. Di corda robusta.

Urla di reazione. Rissa. Rabbia del presidente della Camera, Giorgio Napolitano. Il capogruppo leghista, Marco Formentini, incitava a gridare: "Mafia, mafia, mafia!" . Poi i deputati della Lega uscirono dall'aula formando un trenino, soffiante scherno e improperi


Queste stesse persone - quello stesso partito - oggi, gestiscono ministeri e sono saldamente al Governo. Pensate a cosa potrà essere questo Paese tra altri quindici anni, ma questa è una mia chiosa pessimista sul futuro dell'Italia: cerchiamo di stare sulla vostra richiesta. Lega, a quando il Federalismo?

E' impossibile parlare di Lega e federalismo, senza citare il primo e unico ideologo della Lega Nord, Gianfranco Miglio: preside di Scienze Politiche a Milano, all'Università Cattolica, Miglio a inizio anni novanta fu anche eletto in Parlamento - era soprannominato il profesur e si dedicò allo studio di una riforma federalista.

Quella riforma è il celebre decalogo di Assago: proprio durante il congresso del 1993, alle porte di Milano, fu rivelato a quelli che erano i leghisti della prima ora. Del decalogo di Assago trovate un pdf e anche una pagina sul sito della Lega Nord, visibilmente messa online qualche anno fa.

Miglio è quasi un utopista: ma alla "base" leghista, quelle proposte, quel decalogo che vorrebbe rendere l'Italia più simile alla Svizzera o agli Stati Uniti piacciono. Ma sono chiaramente irrealizzabili: un partito che prende voti solo in una determinata fascia geografica, come può diventare maggioranza e dividere una nazione?

Leggete questa sua intervista del 1996, si trova sul sito della Lega Nord Varese:

"I popoli della Padania hanno una vocazione pecorile, dubito che trovino il coraggio di proporre il distacco delle regioni del Nord dalla Repubblica". Il senatore Gianfranco Miglio, che bene ha conosciuto la Lega, osserva con una discreta dose di scetticismo le ultime mosse di Umberto Bossi (erano i tempi della svolta secessionista della Lega)
Come giudica la svolta secessionista del Carroccio?
Probabilmente e` l'unica strada da percorrere con la speranza però che aiutino i fatti. Che cioe` una crisi finanziaria della Repubblica produca l'ineluttabilità del distacco

Sappiamo tutti come è andata. La Lega per andare al governo deve prendere un treno: non può andarci da sola. Quel treno si chiama Silvio Berlusconi e si chiama Forza Italia: e sarà amore e odio - il primo governo Berlusconi cadde proprio per "colpa" di Umberto Bossi - ma quello tra Bossi e Berlusconi sarà - anche e soprattutto, dopo l'ictus che colpì il senatur - un'alleanza inscalfibile.

Un'alleanza che non mostra scricchiolii, al contrario di quella col cofondatore PdL, Gianfranco Fini. Ok: ma l'obiettivo che faceva sognare i "popoli padani"? Quel federalismo per il quale i leghisti sono stati mandati a Roma? Di quello, e di quanto sostenevano Miglio, o lo stesso Bossi, o l'attuale ministro degli Interni, resta ben poco.

Oltre alla riforma del titolo V della Costituzione, per capirci, il federalismo fiscale, c'è davvero poco. Moltissime chiacchiere, moltissime sparate, tantissimo fumo, e pochissimo arrosto. Per un'analisi, vi consiglio questo pdf dell'ISAE, l'Istituto di Studi e Analisi Economica del Ministero del Tesoro. Anche questo pezzo de La Stampa, riassume bene la vicenda: è del 2009.

Ben poco è stato ottenuto e ben poco si otterrà: per motivi molto semplici. Una volta arrivati al potere, una volta arrivati in quella Roma ladrona (la Lega non perdona) che "non avrebbero perdonato", non solo l'hanno perdonata, ma ci si sono anche accucciati in grembo, assimilati, digeriti loro stessi, tra un abbacchio e un carciofo alla giudea.

E questo può essere il motivo allegorico. Potremmo passare ora a raccontare delle forze, sia di governo, che non di governo, sia all'interno dell'agone politico, che al suo esterno, non vedono il futuro di questo Paese come lo vorrebbe la Lega Nord. Ma è anche ora di chiudere, vi avrò già annoiato.

Il Potere, tutto assimila: e l'antipolitica che ti ci ha portato a Roma, diventa solo slogan da far rimbalzare sui mass media, scopo? Ma è semplice: épater le bourgeois, sconvolgere la sinistra radicalchic che poi si perde a dar retta, a rispondere, quando gioca in un altro campionato e in un altro sport.

I leghisti, mi fa un male maledetto ammetterlo, sono purtroppo dei "rivoluzionari", e ogni Paese ha i rivoluzionari che si merita. Intanto gli anni passano, e il tema centrale, il motivo per cui ti trovi nella Capitale, in Parlamento, a parlare di "riforme", di "federalismo", diventa solo parole che sento da decenni senza che segua esito alcuno. E così sarà ancora.

Avete presente la carota che si mette davanti agli occhi a certi animali da soma per farli marciare? Ecco: ora prendete le parole "federalismo" ed "elettorato" e sostituitele nella frase precedente a "carota" e a "certi animali da soma".

Ora avete il quadro della situazione.

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