Rassegna stampa estera: l'Italia tra crisi economica e tagli


Lo stato dell'economia italiana fa notizia anche all'estero, come dimostra un recente articolo della tedesca TAZ, che colpisce per lucidità e capacità di andare oltre i triti stereotipi sulla penisola di cui sono molto spesso vittima i giornalisti - anche in Germania.

Il pezzo, titolato "Stabile depressione", ha un attacco assolutamente bruciante:

Altrove la crisi dell’euro, le misure di salvataggio della valuta comune possono pure causare violenti dibattiti: non in Italia. Altrove, anzitutto in Germania, si potrà pure annoverare ovviamente l’Italia fra quei peccatori che sono responsabili del fatto che la bella, nuova valuta comunitaria ha perso così tanto del suo splendore. L’Italia invece, in tutti i suoi settori, è inconsapevole di qualunque colpa. Al contrario: il Paese continua a comportarsi come negli ultimi due anni. Naviga imperturbabile all’ombra della crisi economica mondiale – ed ora anche della crisi valutaria

(..) Perché nessuno dei drammi che hanno colpito l’Irlanda, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, come nessuno dei drammi che si sono abbattuti sulla Germania o sulla Gran Bretagna, è andato in scena in Italia. Non è né crollato un settore che si basava puramente sull’edilizia (come per esempio nel caso della Spagna), né è scoppiata una bolla immobiliare oppure le banche sono cadute in ristrettezze miliardarie, né la disoccupazione è schizzata a cifre astronomiche. All’ombra della crisi economica: non si tratta in effetti di una pura invenzione propagandistica degli adulatori berlusconiani. Per contro però è anche vero che: il Paese ha raggiunto tale quasi invidiabile posizione perché prima si era trovato per anni in disparte rispetto alla crescita. (..)

L'autore, Michael Braun, ha anche la lungimiranza di indicare ai suoi compatrioti come quello italiano, spesso tacciato di arretratezza, possa in realtà essere anche visto come un modello di quello che l'Europa diventerà nei prossimi anni - anche se non è certo sicuro che si tratti di un'evoluzione positiva:

Indubbiamente proprio questo torna a vantaggio degli italiani, adusi a cose tristi, non semplicemente dal punto di vista psicologico, dal momento che non hanno dovuto sintonizzarsi radicalmente sul canale del pessimismo quando la crisi è arrivata. Anche dal punto di vista materiale l’Italia, grazie ai precedenti handicap, si trova oggi apparentemente in una posizione vantaggiosa. La protezione dei disoccupati? Per pochi è debole, per la maggioranza non esiste affatto. Assistenza familiare? Praticamente inesistente. Pensioni? Già riformate verso il basso nel corso degli anni novanta. La vera rete sociale dell’Italia è come sempre la famiglia, che non solo si rivela nuovamente incredibilmente resistente alla crisi e soprattutto non costa nulla allo Stato, ma che addirittura sgrava lo Stato in modo ammirevole. In tal modo l’Italia diventa un esempio per quegli sviluppi che attualmente minacciano l’intera eurozona

Sempre in tema di crisi economica e famiglia, lo svedese Dagens Nyheter, dopo aver reso omaggio ai soliti stereotipi sugli italiani nel titolo ("Bloccato a casa della mamma"), offre una descrizione piuttosto realistica della situazione drammatica dei giovani italiani:

Una volta venivano definiti “mammoni”, uomini rimasti dai genitori per comodità, dove la mamma gli faceva da mangiare, pensava a lavare ed a stirargli le camicie. Oggi la ragione principale della loro prolungata permanenza in casa è il fatto che non hanno possibilità di entrare nel mercato del lavoro e ottenere un posto fisso. E la crisi economica ha reso la situazione ancora più grave. Le statistiche italiane parlano di due milioni di disoccupati tra i 18 e i 29 anni. Nella fascia di età dai 30 ai 34 anni, il 30% – di cui una netta maggioranza uomini – vive ancora da mamma e papà, tre volte tanto rispetto a 25 anni fa. Ajoy Fabbi, 30 anni, fu adottato dai suoi genitori italiani all’età di un anno. Per poter adesso lasciare casa dovrebbe guadagnare almeno 1200 euro al mese. Solo allora potrebbe permettersi una stanza in affitto da 600 euro, lontano dal centro però. Ajoy ha una buona laurea in economia e un master in marketing e comunicazione di massa. Adesso sta facendo un tirocinio presso l’agenzia stampa Ansa per 400 euro al mese. Ma il suo tirocinio finisce a giugno e di un posto fisso non si parla. “Io vorrei lasciare casa, ma senza uno stipendio proprio non è economicamente possbile. Non posso neanche fare piani per il futuro, tantomeno pensare a mettere su famiglia”. Durante il suo periodo di Erasmus in Finlandia Ajoy ha visto come la realtà è ben diversa sia nel Nord Europa che negli USA. In Italia non ci sono i college e le case studentesche sono poche. Il mutuo per gli studenti è molto raro e in genere è riservato ai “figli di papà”, coloro che hanno le giuste raccomandazioni politiche

In Argentina il Clarin ha dedicato un pezzo alle proteste romane contro i tagli al settore della cultura:

Coloro che partecipavano alla mobilitazione hanno messo in relazione la protesta contro i tagli ai finanziamenti al mondo della cultura con la cosiddetta “legge bavaglio” che si sta discutendo al Senato. L’opposizione, ma anche molti settori della societa’ civile, sono allarmati dall’eventuale approvazione di una legge che limita le intercettazioni telefoniche del potere giudiziario, che sta creando un sistema di censura contro la libertà di espressione. Il regista cinematografico Mario Monicelli, una leggenda della settima arte italiana, ultranovantenne, ha detto che “prima (ndr: durante il fascismo) bruciavano i libri; adesso tocca ai teatri”.“Vogliono trasformare la cultura in una merce” diceva uno striscione. Un altro striscione, sventolato dalle ballerine classiche del Maggio Fiorentino, chiedeva: “Per favore non tagliateci le gambe”. Il regista teatrale Moni Ovadia ha detto che “ciò che sta accadendo è un gravissimo attacco alla vita di questo Paese: la crisi si estende a tutta la società, ma l’Italia è l’unica a tagliare in maniera così sfrontata i fondi per la cultura”

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