Countdown elettorale: 33 giorni al voto



Le elezioni in Spagna hanno consentito ai duellanti di trovare altri elementi per sfidarsi e irridersi, lasciandosi andare anche in questo caso ad affermazioni paradossali e a paragoni molto azzardati.

Il più azzardato di tutti sembra quello del candidato premier Veltroni, secondo cui la vittoria di Zapatero è la dimostrazione che eliminando le ali estreme si arriva ad un sano bipolarismo in cui, naturalmente, vince la formazione di sinistra. Un modello che il segretario del Pd vorrebbe importare in Italia.

Un ragionamento che però parte da presupposti sbagliati per giungere a conclusioni paradossali: intanto nel nostro Paese non c’è proprio la tendenza al bipolarismo. Tutti dicono di volerlo ma poi, appena possono, magari senza dare troppo nell’occhio, fondano un nuovo partito ritenendosi non più rappresentati da quello di cui hanno fatto parte fino a pochi minuti prima. E, cosa ancora più singolare, quasi ogni micro partito riesce ad ottenere un suo seguito elettorale che gli permette di restare a galla.

L’altra enorme differenza è che in Spagna c’è un partito che si chiama, orgogliosamente, socialista e non si vergogna di essere una formazione di sinistra, al contrario del Pd che al massimo può essere definito di centrosinistra. I socialisti spagnoli, c’è da aggiungere, non hanno solo il nome differente dai democratici nostrani: Zapatero, con tutti i limiti che può avere, non è il Re del Ma anche. Ha delle posizione precise, che difende e porta avanti anche a costo di scontrarsi duramente con la Chiesa e il Partito popolare.

Il Governo del Psoe non ha avuto paura di dichiarare che tutto quanto è avvenuto sotto la dittatura franchista era illegale e che quindi andavano rimossi tutti i monumenti e i riferimenti a Francisco Franco. C’è stata una precisa scelta di campo: i repubblicani erano nel giusto, i falangisti no. Una risolutezza che i dirigenti del Pd, che si erano pure dimenticati di mettere la Resistenza italiana tra i loro riferimenti, non hanno dimostrato.

Infine uno dei motivi per cui – credo - la sinistra comunista spagnola si trova in difficoltà: anche lì lo scontro si è focalizzato tra i due grandi partiti e il richiamo del voto utile ha funzionato. A questo va aggiunto che quando un Governo socialista si impegna contro la precarietà, vara misure per i giovani, si scontra con la Chiesa per le coppie di fatto e l’estensione dei diritti, difende i repubblicani che hanno combattuto la guerra civile, ritira le truppe dall’Iraq… rimane ben poco spazio per altre rivendicazioni, che inevitabilmente diventano marginali.
L’Italia non è la Spagna (lì fa più caldo) e di certo il Pd non a niente a che vedere con il Partito socialista spagnolo.

Foto: Ehvvivi!

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