Governo, Amato premier? Solito inciucio o svolta?

In mattinata uscirà il nome del premier indicato da Napolitano e gli italiani capiranno subito se il significativo discorso dell’altro ieri alle Camere del capo dello Stato ha prodotto o no il primo passo per voltare pagina. Il ritrovato asse comune fra Pd, Pdl, Scelta Civica schioda la situazione incancrenita ma tiene aperti tutti gli interrogativi sulle reali intenzioni (e possibilità) dei partiti, sempre attenti a salvaguardare il proprio orticello piuttosto che gli interessi generali della nazione.

Se Napolitano affiderà l’incarico a Giuliano Amato gli italiani non apprezzeranno di certo, o peggio, penseranno all’ennesimo inciucio, cioè alla solita fregatura. Stavolta più che mai, però – se davvero sarà l’ex socialista vice di Bettino Craxi a sedersi di nuovo a Palazzo Chigi – bisognerà tapparsi il naso e accettare il “volere” del Colle.

Amato è appesantito da molti fardelli, ma non ci si può fare travolgere da isterismi populisti e demagogici (per i privilegi, le pensioni, i vitalizi del dottor Sottile ecc.): contano le qualità, le esperienze e la credibilità internazionale del premier, contano i ministri del nuovo esecutivo, contano i contenuti del programma di governo e la volontà politica di realizzarli.

Se i partiti si produrranno nell’antico vizio di fare melina, dei veti incrociati e dei tiri mancini, cadranno essi stessi per primi nella trappola. La minaccia implicita di dimissioni paventata da Napolitano non concede ai partiti nessuna via di scampo, pena la definitiva debacle del sistema politico e istituzionale, il caos del Paese.

In questa situazione e di fronte al possibile nome di Amato premier non ci si può attendere, comprensibilmente, l’applauso degli italiani. Quindi una ripartenza in salita, perché anche agli assi del ciclismo nelle salite più dure serve l’incitamento per superare le fatiche e puntare al traguardo: incitamento e applausi – è il caso di ricordarlo – che però il pubblico riserva a chi suda e pedala davvero, a chi punta davvero alla vittoria, al campione con cui si identifica perché insieme portano la stessa croce della fatica e la stessa felicità per il traguardo raggiunto.

Il nuovo governo non può assolutamente riproporre il vecchio assetto partitico: urge quel segnale di svolta che rimetta ai remi tutti gli italiani, magari senza entusiasmo e col mugugno.

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