Governo, Letta (Enrico o Gianni?) prepara la squadra. I franchi tiratori già in agguato

Entro domenica la squadra del nuovo governo sarà pronta, anche se “mai dire mai”, data la girandola dei veti incrociati e il permanente stato di ebollizione del Partito Democratico. Anche nella DC dalla schiacciante maggioranza elettorale e parlamentare era difficile far quadrare i conti per far nascere governi, molti dei quali “balneari” per il ribollire delle correnti interne e per l'esigenza della rotazione delle poltrone.

Figurasi oggi, in una situazione con tre squadre in campo, senza né vincitori né vinti, in cui dover abbracciare e convivere l’amico fino a ieri considerato nemico.

Intanto, in queste ore decisive, una delle pedine su cui ruota il baricentro per il nuovo esecutivo - Silvio Berlusconi – è a Dallas con i due Bush, Clinton e Obama. E, come si sa, nel Pdl non si muove foglia che Silvio non voglia, quindi tutti sono in trepidante attesa del suo ritorno in Italia venerdì notte. A dire il vero il Cav si fa sentire anche dal Texas con il chiodo fisso dell’Imu che: “Va cancellata al primo Cdm”, con buona pace di Pierluigi Bersani che per mesi ha ironizzato contrastando questa ipotesi.

A scanso di equivoci, Berlusconi anche da lontano fa capire chi siede a capotavola: “Senza di me non si fa nessun governo”, un mix di pretattica per alzare l’asticella delle trattative o un vero e proprio ricatto. Così alza la voce persino l’algido Angelino Alfano: “O il governo che nasce è forte e politico, o noi a un governicchio non ci stiamo”. Tant’è che dal Colle si lanciano richiami, a destra e a manca, per abbassare i toni.

Infatti, sul versante del PD, oltre agli auguri dovuti e fatti rimbalzare su Twitter: “Vai avanti, Enrico!” , non manca l’eco dei molti che ringhiano, a cominciare da Pippo Civati: “Il governo di scopo sta diventando un governo di scopone (scientifico), un governo politicissimo, basato sulla collaborazione Pd-Pdl, senza scadenza, non a caso presieduto dall’ultimo dirigente del Pd che non si è dimesso”.

Insomma, c’è metà partito pronto a dare l’ok al nuovo esecutivo, purchè ... duri poco. Il 4 maggio, l’Assemblea nazionale definirà il percorso congressuale, con Matteo Renzi – che ride a denti stretti per il mancato incarico di Palazzo Chigi- in pole position. Intanto Enrico Letta, democristiano non pentito, non vede e non sente. O meglio, vede e sente una sola persona, lo zio Gianni, l’eminenza grigia del Cav. Si cerca – sul filo dell’ammonimento di Napolitano – un governo di forte corresponsabilità. Non mancheranno sorprese.

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