Sentenza dell'Utri: come stanno veramente le cose?

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Ieri la condanna, confermata in appello a sette anni per Marcello dell'Utri: concorso esterno in associazione mafiosa, non un reato da poco. Se ieri sera avete visto il Tg1, sembrava quasi che quello che per decenni è stato il braccio destro di Silvio Berlusconi, fosse stato assolto con formula piena. Naturalmente, non è così.

TvBlog ne scrive in questa maniera, e condividiamo decisamente. Ecco le parole esatte dei titoli del Tg1:

Sette anni a Dell’Utri, pena ridotta in appello. Il senatore assolto per la presunta trattativa Stato-Mafia dice “Sentenza pilatesca, confido nella cassazione”

in pratica, innocente e assolto per qualche milione di italiani. Vediamo invece nel dettaglio però di che cosa è stato riconosciuto colpevole Marcello dell'Utri.

Attilio Bolzoni, su Repubblica, scrive:

Tutto quello che sapevamo è sentenza. Tutti i suoi legami con i capi di Cosa Nostra sono stati provati e anche confermati. Era l'ombra di Silvio Berlusconi e intanto si mescolava a loro, trafficava con loro. La complicità di Marcello Dell'Utri con i boss siciliani è stata molto lunga nel tempo: una mafiosità che è durata venticinque anni

Sempre sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, Giuseppe d'Avanzo si occupa di precisare le accuse e la sentenza, parola per parola, e di offrire al lettore sempre parola per parola il capo di imputazione. Il quote è un po' lungo, ma vi invito a leggerlo integralmente, basta questo.

Marcello dell'Utri ha "concorso nelle attività dell'associazione di tipo mafioso denominata "Cosa Nostra", nonché nel perseguimento degli scopi della stessa. Mette a disposizione dell'associazione l'influenza e il potere della sua posizione di esponente del mondo finanziario e imprenditoriale, nonché le relazioni intessute nel corso della sua attività. Partecipa in questo modo al mantenimento, al rafforzamento e all'espansione dell'associazione (...) partecipa personalmente a incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali vengono discusse condotte funzionali agli interessi dell'organizzazione. Intrattiene rapporti continuativi con l'associazione per delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo del sodalizio criminale, tra i quali Stefano Bontate, Girolamo Teresi, Ignazio Pullarà, Giovanbattista Pullarà, Vittorio Mangano, Gaetano Cinà, Giuseppe Di Napoli, Pietro Di Napoli, Raffaele Ganci, Salvatore Riina. Provvede a ricoverare latitanti appartenenti alla detta organizzazione. Pone a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano. Rafforza la potenzialità criminale dell'organizzazione in quanto, tra l'altro, determina nei capi di Cosa Nostra la consapevolezza della responsabilità di Dell'Utri a porre in essere (in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte a influenzare - a vantaggio dell'associazione - individui operanti nel mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario. Reato commesso in Palermo (luogo di costituzione e centro operativo di Cosa Nostra), Milano e altre località, da epoca imprecisata sino al 28.9.1982"

Le reazioni alla condanna di dell'Utri, sono tutte in questo meraviglioso - sono ironico, ovviamente - pezzo de Il Giornale. Il migliore ieri è stato sicuramente Sandro Bondi, che se la gioca con Daniele Capezzone, anche lì siamo a un livello altissimo...

il coordinatore del Pdl Sandro Bondi non nasconde la propria amarezza: "La mia speranza è che la cassazione riaffermi che l’Italia è la patria del diritto". Piena solidarietà anche da Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato. "Sia gli amici sia gli avversari farebbero bene a riflettere sulla sentenza della Corte d’Appello di Palermo - puntualizza il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone - la sentenza, certo, addolora per la condanna contro Marcello Dell’Utri, comunque ridotta: e c’è davvero da augurarsi che la Cassazione possa essere molto più coraggiosa, su questo. Ma la Corte d’Appello, e questo è comunque un fatto di enorme rilevanza, ha smontato tutta la letteratura di fantascienza su cui gran parte della sinistra giustizialista e del network mediatico di supporto avevano lavorato per una decina d’anni: le assurde accuse di Spatuzza, il coinvolgimento del nascente centrodestra nelle stragi, la tesi della cosiddetta entità"

Vedete come funziona la comunicazione del PdL? Spostando il centro dell'attenzione: fateci sempre caso. Condannano uno dei fondatori del partito attualmente noto come PdL per concorso esterno in associazione mafiosa, dimostrano in migliaia di pagine di faldoni le sue frequentazioni con boss mafiosi, e il punto è: lo stato di diritto in Italia.

Chi gli cura la comunicazione è un genio. Fanno così con tutto, stateci attenti: siete attenti? Troppo tardi: hanno già preso possesso di un Paese. I finiani chiaramente reagiscono in maniera più composta. Nella maniera in cui si reagirebbe in uno Stato civile, che l'Italia non è.

Fabio Granata, spiega

Rispetto le sentenze della magistratura e la presunzione di innocenza è comunque valida fino alla Cassazione - commenta invece Fabio Granata, deputato finiano eletto nelle file del Pdl - non mi piace, però, questo sport nazionale di commento di solidarietà o festeggiamento per un uomo politico importante che è stato condannato". "Il collegio che lo ha giudicato è equilibrato e certamente garantista, quindi attendo di leggere le motivazioni della sentenza - conclude Granata - l’unica valutazione politica che va fatta è che Vittorio Mangano non è stato un eroe, ma un mafioso condannato"

Marcello dell'Utri invece, oggi sulle pagine de La Stampa, spiega riguardo il concetto fondamentale della sentenza - la mafiosità fino a un certo punto, fino a una data precisa, è questa la sentenza del tribunale di Palermo tradotta in soldoni. Il concorso esterno in associazione mafiosa di Marcello dell'Utri è infatti confermato fino a una determinata data, di lì in poi, non più.

Sono formalismi: credo sia chiaro anche a voi che uno non possa smettere di essere mafioso da un attimo all'altro, per quanto questo sostenga la sentenza. Ok: oggi sono mafioso e intrattengo rapporti con i vertici di Cosa Nostra. Da domani però basta, eh! Vi pare sensato? Non lo è.

Leggiamo l'intervista a dell'Utri, uscita oggi su La Stampa a opera di Paolo Colonnello:

Uno può essere mafioso ma «fino a un certo punto»?
«La domanda è retorica: no, non esiste. Come dire: uno è ingegnere ma fino a un certo punto. O lo si è oppure no. Non ci sono vie di mezzo».

E lei lo è?
«No, non esiste».

Crede che ai giudici sia mancato coraggio? (sia per condannarla del tutto sia per assolverla?).
«Credo proprio di sì. E’ mancato il coraggio. Io riconosco a questo collegio una totale onestà. Ma il loro grado di coraggio non è stato pari alla loro onestà».


La prima condanna a dell'Utri era stata nel 2004: per l'appello, ci sono voluti sei anni. Per la Cassazione? Chissà. Quello che conta però, è che i fatti, ora sono questi. Non sono smentibili dalla Cassazione, che non entra nel merito dei fatti, ma solo in quello procedurale. Vedremo tra qualche anno.

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