Il Pd dal "mai con Berlusconi" al "cacciamo chi vota contro le larghe intese"

Nel giro di pochi giorni, smentita la linea portata avanti per mesi


C'è qualcosa di molto curioso nella levata di scudi del Pd contro gli eventuali franchi tiratori che voteranno contro il governo Letta, e per più di un motivo. Andiamo con ordine: negli scorsi due giorni, appena Enrico Letta ha ricevuto il mandato di formare il nuovo governo con Pdl e Sc, da una parte del Pd sono arrivati i primi mal di pancia, con Pippo Civati e Laura Puppato che hanno fatto capire di non essere disposti a votare la fiducia a un esecutivo che li veda assieme a Berlusconi, Brunetta, Schifani & co. Subito è arrivato il diktat dalla dirigenza del Pd, prima con Dario Francheschini, che ha annunciato sanzioni come l'espulsione per chi vota contro, e poi con Francesco Boccia, che a Sky Tg24 ha detto: "Ci sono delle regole che vanno rispettate ed è chiaro che chi non dovesse votare la fiducia al governo sarebbe fuori dal partito".

Insomma, il Pd che ha tanto criticato Beppe Grillo quando attaccò l'articolo 67 della Costituzione, minacciando di cacciare i parlamentari a 5 Stelle che non voteranno secondo l'ortodossia del Movimento, ora minaccia l'espulsione per gli stessi motivi. E visto che finora il M5S non ha ancora espulso nessuno per questo motivo (l'unica espulsione, quella di Mastrangeli, è dovuta ad altri motivi) il Partito Democratico (mai nome sembra più fuori luogo) potrebbe conquistare il poco invidiabile record di essere il primo partito a cacciare qualche iscritto per un voto non allineato. Con buona pace dell'articolo 67 e della libertà di mandato.

Ma, a parte questo, quello che colpisce è la repentinità con cui il Pd sia passato dall'escludere qualsiasi possibilità di governo con il centrodestra a minacciare l'espulsione per chi non ha cambiato idea nelle ultime ore. Senza tornare indietro ai tempi della campagna elettorale – quando l'ipotesi di dover ricorrere ai voti di Berlusconi per governare era fantascientifica – basta andare a leggere le dichiarazioni immediatamente successive al voto per vedere che tutta la dirigenza del partito escludeva con orrore le larghe intese. E se le dichiarazioni dei singoli non bastano, ci sono i voti di ben due direzioni nazionali del Pd, in cui è stato deliberato di appoggiare incondizionatamente il tentativo di Bersani che escludeva l'alleanza con il Pdl.

Ieri L'Espresso raccoglieva alcune dichiarazioni di quei giorni, ormai derubricati a "un altro periodo":

Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile»

A dirlo fu proprio Enrico Letta l'8 aprile, e già qualche giorno prima aveva dichiarato:

I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali

Massimo D'Alema, in predicato di entrare nel nuovo esecutivo, asserì:

In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d'emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme

A dire invece:

Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano

fu proprio quel Dario Franceschini che oggi minaccia di espellere chi continua a pensarla così. E che, da candidato alla segreteria Pd nel 2009, voleva "deberlusconizzare" la polica; ma era "un'altra stagione".

È ancora più straniante leggere una dichiarazione di Francesco Boccia – l'eterno sconfitto nelle primarie pugliesi, ora tra i papabili ministri del nuovo governo – che ai tempi della campagna elettorale disse alla trasmissione radiofonica "Un giorno da pecora":

Mai al governo con Monti, ve lo prometto. Lo escludo tassativamente. Perché dovremmo fare un governo con Monti? Mica ha fatto le primarie con noi, sennò lo avremmo accolto. Se facciamo un governo con Monti, vi prometto che vengo qui a 'Un Giorno da Pecora' a chiedere scusa

In effetti non ha fatto il governo con Monti, è andato direttamente con Berlusconi.

Foto © Getty Images

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