Nuovo Governo Letta: dalla Dc a CL, da ItalianiEuropei a Vedrò, dai saggi alla rete (Video)

Una squadra di governo che ammicca a tutte le realtà possibili per provare a mettere tutti d'accordo secondo la logica dei think tank e del pensiero unico.

E così, abbiamo il governissimo. 21 Ministri, donne e giovani, tutto come piace ad Enrico Letta e a chi voleva le grandi intese.

C'è il Pd (ma con la sua componente centrista, tranne Zanonato che veniva dal Pci), c'è il Pdl, per molti commentatori quello dei "presentabili", per carità.

C'è una crasi fra due partiti che non hanno alcun substrato in comune. E che sono stati votati alle urne dopo una campagna elettorale che li aveva visti nettamente contrapposti.

C'è un governo che attinge a piene mani dai saggi di Napolitano (sono quattro: Quagliariello, Moavero, Mauro e Giovannini), che non disdegna Comunione e liberazione (Lupi e Mauro ne fanno parte), che affonda nelle fondazioni (Bray e Trigilia sono di ItalianiEuropei, la fondazione di Massimo D'Alema; Lupi, Alfano, Filippo Patroni Griffi, Nunzia De Girolamo fanno parte di Vedrò, che Enrico Letta ha fondato), che ammicca alla rete (con Emma Bonino, che piaceva anche al M5S, ma come Presidente della Repubblica: era nei 10), che si prende anche qualche tecnico montiano (Annamaria Cancellieri, Moavero e Patroni Griffi), che istituisce il Ministero dell'Integrazione affidandolo a Cecile Kyenge, primo ministro di colore della storia d'Italia; che si prende persino una plurimedagliata icona dello sport nazionale come la Idem.
C'è un fedelissimo di Mario Draghi all'economia. Ci sono i fedelissimi di Berlusconi (nonostante il Pd avesse detto chiaramente in campagna elettorale e anche dopo le elezioni che non avrebbe mai governato con il Pdl).

Insomma, un minestrone, un perfetto governo democristiano da prima repubblica, che però può dire di avere il "record di donne" (7 su 21) e tanti "giovani".

Il vento di cambiamento non spira affatto, spira, piuttosto, il vento del pensiero unico, dell'«unico governo possibile» sbandierato anche da Giorgio Napolitano. Dell'appiattimento delle differenze. La cosa paradossale è che sulla carta è un governo che potrebbe anche reggere a lungo, perché in molti avranno più d'un motivo per farlo reggere.

Quel che lascia attoniti è il modo in cui si sia bellamente ignorato il risultato elettorale.

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