La solitudine dei lavoratori precari: un altro caso di omicidio sul lavoro a Roma

Ragazzi che lavorano

Due tragedie analoghe si sono consumate venerdì scorso, rispettivamente a Massarosa (Lucca), dove Paolo Iacconi, 51 anni, prima di suicidarsi, ha ucciso a colpi di pistola due dirigenti dell’azienda Gifas Electric, per la quale aveva lavorato come rappresentate e da cui, mesi addietro, era stato licenziato, e a Roma, dove Flavio Pennetti, assicuratore romano di 30 anni, avrebbe ucciso con una mazza da baseball Massimo Carpifave, 60 anni, titolare dell’agenzia Assirisk.

Nel corso della confessione resa alla polizia, Pennetti avrebbe dichiarato, riferendosi alla sua vittima: "Era un dittatore. Mi ha insultato in tutti i modi, poi quando ha cominciato a parlare della subagenzia ho accumulato uno stress nervoso impressionante. E quando sono sceso per far rientrare il parafango con la mazza non ce l’ho fatta più e l’ho ucciso".

Da quanto si è potuto leggere e sentire, in entrambi i casi la violenza è nata da una condizione di estrema disperazione e solitudine, nella quale i "carnefici" si sono trovati ad affrontare il dramma di un licenziamento effettivamente verificatosi o soltanto minacciato dai rispettivi datori di lavoro.

Mi viene in mente il finale di Tutta la vita davanti, di Paolo Virzì, film che, a mio avviso, offre un affresco estremamente realistico, a tratti profetico, della situazione dei lavoratori precari nel nostro Paese, un quadro molto più fedele ed efficace di quelli delineati da tanti scritti specialistici in materia. Nel finale di quel film l'omicidio, l'atto folle e disperato di violenza, è il naturale (direi ineluttabile) epilogo delle tante, troppe tensioni vissute dai protagonisti nella più assoluta solitudine.

Qualche giorno fa, per la rubrica "Leggiamo i classici", ho riportato un brano tratto da Modernità liquida di Zygmunt Bauman, in cui il sociologo spiega come la sfera pubblica abbia subito un processo di disgregazione (di "liquefazione", per l'appunto). Gli individui non riescono più a collocare le proprie esigenze e problemi nel contesto di un discorso pubblico. Non esistono più "questioni pubbliche", ma solo questioni private pubblicizzate. L'individualismo esasperato, propagandato dai mezzi di comunicazione di massa, alimenta una solitudine sempre più diffusa e difficile da tollerare.

Nel mondo del lavoro, nel quale i sindacati sembrano obbedire sempre più a logiche maggioritarie e partitiche e le garanzie vengono meno di giorno in giorno, i problemi che gli individui si ritrovano a dover affrontare - ancora una volta in solitudine - appaiono enormi e irrisolvibili. Ed ecco esplodere la violenza. Una violenza non più di gruppo, "di classe", ma anch'essa solitaria, per questo forse ancora più folle e disperata.

Foto| Flickr

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