Bossi vuole dare Irpef e Iva ai Comuni. Di Pietro replica: "E allo Stato cosa rimane?"

Lega Nord

Dopo lo scambio di battute con il Sindaco di Roma sui riferimenti alla secessione contenuti nello statuto della Lega Nord, ecco un nuovo spumeggiante botta e risposta tra il vulcanico Ministro per le riforme per il federalismo e il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro.

"Voglio Irpef e Iva ai comuni", ha dichiarato ieri sera Bossi, alla festa della Lega Nord di Soncino (Cremona). "La Lega ha già portato a casa 15 miliardi per i Comuni, ma bisogna trovare l'accordo con Tremonti e vedrete che ce la farò. Potrebbero girare nelle casse dei nostri Comuni l'Irpef e anche l'Iva, anche se in questo caso la situazione è più difficile" ha promesso.

Infine ha concluso: "Questo è l'obiettivo di questa estate: il federalismo fiscale, non vado nemmeno in ferie se non chiudo la partita e sapete che io sono un uomo di parola: piano piano porteremo a casa quello che si può. Tranquilli fratelli padani: il federalismo è alle porte". Immediata la risposta di Antonio Di Pietro, in quella che assume i tratti di una simpatica gag di altri tempi: "Una volta che Irpef e Iva vengono incassate dai Comuni, quali soldi vanno allo Stato? È un'affermazione senza senso e senza logica". Obiezione del tutto legittima. Ma i proclami del Senatùr suscitano qualche altro inquietante interrogativo.

Innanzitutto, cosa intende Bossi per "federalismo fiscale"? Se con tale espressione allude alle riforme previste dalla legge n. 42 del 2009 di "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione", tale disciplina non contiene affatto previsioni che consentano quanto promesso a Soncino. Peraltro, tale normativa, piuttosto che introdurre un assetto autenticamente federalistico della finanza locale, si limita ad attuare l'art. 119 della Costituzione, revisionato dal centro-sinistra nel 2001.

In secondo luogo, nell'ordinamento immaginato dal Senatùr, a quale livello territoriale di governo viene riconosciuto un ruolo primario, a quello comunale (come prevede, quanto alle funzioni amministrative, l'attuale art. 118 della Costituzione, anch'esso riformato dal centro-sinistra), a quello provinciale o a quello regionale?

L'impressione, ancora una volta, è che il leader della Lega giochi con le parole, su quella sottile linea di confine che separa l'aria fritta dal disegno eversivo.

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