Nuove teorie del giornalismo: se c'è il permesso della mamma non è "sciacallaggio".

Personaggi e interpreti, da sinistra a destra di questa foto:

Tre giornaliste, due che intervistano e una che assiste senza avere nulla da eccepire.

Manuela Iatì, (la spettatrice) blogger sul sito del "Fatto Quotidiano", inviata di Piazzapulita, ex corrispondente dalla Calabria di Skytg24, autrice di libri e saggi su 'ndrangheta, ecomafia e donne, autrice di campagne di comunicazione sociale, vincitrice nel 2009 del "Premio Internazionale Calabresi nel Mondo" e nel 2012 del premio "Paolo Borsellino" per la sua attività giornalistica.

Silvia Vada, volto di punta di Tgcom 24, inviata storica di Studio Aperto, nota al pubblico delle emittenti locali torinesi per il programma calcistico "Toro amore mio". In un'intervista ha dichiarato che "le mie soddisfazioni sul campo sono quando i protagonisti di tragiche vicende da me trattate rimangono a me affettuosamente legate negli anni: è il segno che il mio lavoro definito da qualche detrattore sciacallaggio non è stato solo compreso, ma apprezzato".

Tiziana Prezzo, inviata di Skytg24, capace di vincere in un anno solo (il 2010) sia il premio di Giornalismo "Maria Grazia Cutuli" che quello dedicato a Ilaria Alpi.

E adesso la domanda: che ci facevano queste giornaliste rispettate e pluripremiate col microfono in mano attorno a un ragazzino di undici anni? Che bisogno c'era di intervistare il figlio dell'uomo che ha sparato davanti a Palazzo Chigi?

La risposta ha provato a fornirla Tiziana Prezzo su Twitter: l'intervista era ok "se serviva a farlo star meglio [il bambino]" ed è stata fatta perchè con l'assenso della madre il bambino "voleva a tutti i costi mandare un messaggio al padre".

Una versione confermata da Manuela Iatì sul suo profilo Facebook:

Sia come sia, questo modo di interpretare la professione giornalistica e le sue regole lascia comunque spazio a diversi interrogativi:

Dov'era la notizia in quel servizio giornalistico? Il fatto che un bimbo voglia bene al padre anche se ha fatto errori gravissimi e' talmente anomalo da diventare notiziabile?

Come mai nel realizzare questa intervista è stata ignorata la deontologia professionale del giornalismo, e in particolare la carta di Treviso (approvata nel 1990 da Ordine dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa e Telefono Azzurro)?. Tra le prescrizioni contenute in questa carta ce n'è una in base alla quale "il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò A PRESCINDERE DALL'EVENTUALE CONSENSO DEI GENITORI".

Come mai non è stato tenuto nella debita considerazione il fatto che la diffusione di quel video che coinvolge un minore avrebbe potuto avere un impatto sulla sua comunità locale tale da turbare l'equilibrio psicologico di quel minore?

Come mai non è stata considerata potenzialmente lesiva della dignità del minore la messa in onda di quel capannello di giornaliste che facevano a gara nel fargli domande del tipo "Ma cosa ha detto la testa di tuo padre?"

Come mai la richiesta di un genitore che non conosce le regole della professione giornalistica è stata considerata sufficiente per poter violare quelle regole intervistando chi non avrebbe dovuto essere intervistato neppure col consenso dei genitori?

Come mai non è stata colta la differenza tra il giornalismo televisivo e un servizio di messaggistica o un microfono aperto per facilitare le comunicazioni del figlio di un detenuto con il padre?

Come mai, se le intenzioni erano solo quelle di rendere un servizio alla famiglia di quel bambino, non sono stati presi in considerazione altri modi di far sapere al padre di quel bambino che il figlio gli vuole bene anche se ha sbagliato?

Ma soprattutto: come mai è così difficile per un giornalista ammettere di aver sbagliato e riconoscere le proprie responsabilità di fronte ad una palese violazione della deontologia professionale?

E come mai la professione giornalistica è scesa così in basso da spingere verso questi abissi disumani anche tre affermate e stimate professioniste con un curriculum di tutto rispetto? E' proprio impossibile conciliare le esigenze del mestiere praticato sul campo con i principi deontologici che si studiano nelle scuole di giornalismo?

A ciascuno di noi il compito di trovare le risposte adeguate a questi tempi terribili che stiamo vivendo.

All'Ordine dei Giornalisti il compito di verificare se questo episodio è meritevole di sanzione.

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