Leggiamo i classici: la tolleranza secondo Giovanni Sartori

Sartori

"Tolleranza non è indifferenza, né presuppone indifferenza. Se siamo indifferenti non siamo interessati: fine del discorso. Nemmeno è vero, come spesso si sostiene, che la tolleranza presuppone un relativismo. Certo, se siamo relativisti siamo aperti a una molteplicità di punti di vista. Ma la tolleranza è tolleranza (lo dice il nome) proprio perché non presuppone una visione relativistica.

Chi tollera ha credenze e principi propri, li ritiene veri, e tuttavia concede che altri hanno il diritto di coltivare 'credenze sbagliate'. Il punto è importante perché stabilisce che il tollerare non è, né può essere, illimitato. 'La tolleranza è sempre in tensione e non è mai totale. Se una persona tiene a qualcosa, cercherà di farla accadere; altrimenti è difficile ritenere che davvero ci tenga. Ma non cercherà di farla accadere con qualsiasi mezzo, a ogni costo' (Lucas).

Allora, qual è l'elasticità della tolleranza? Se la domanda ci fa cercare un confine fisso e prestabilito, quel confine non lo troveremo. Il grado di elasticità della tolleranza può essere stabilito, invece, da tre criteri. Il primo è che dobbiamo sempre fornire ragioni di quel che consideriamo intollerabile (e cioè la tolleranza vieta il dogmatismo).

Il secondo criterio coinvolge l'harm principle, il principio 'di non far male', di non danneggiare. Insomma, non siamo tenuti a tollerare comportamenti che infliggono danno o torto. E il terzo criterio è sicuramente la reciprocità: nell'essere tolleranti verso altri ci aspettiamo, a nostra volta, di esserne tollerati".

Giovanni Sartori, Pluralismo multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica, Rizzoli, Milano 2000, pp. 37-38.

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO