La resa dei conti. Verso le elezioni anticipate?

Bossi e Berlusconi

Eugenio Scalfari scrive oggi su Repubblica che tutte le forze politiche e sociali che abbiano a cuore gli interessi del Paese dovrebbero fornire pieno appoggio al Capo dello Stato e creare le condizioni che assicurino successo alle iniziative di quest'ultimo: "la condizione numero uno" dovrebbe essere, secondo lo stesso Scalfari, quella di "evitare le elezioni finché durerà l'emergenza del debito pubblico".

Ma Berlusconi ha già fatto sapere che, in caso di crisi di governo, non ci sono alternative al voto anticipato. Nessun Governo tecnico guidato da un Tremonti o da un Draghi. E, con la sua consueta sobrietà, anche Bossi ha espresso la stessa opinione, minacciando di guidare 20 milioni di combattenti per salvare democrazia e federalismo fiscale...

"Nessuno riuscirà a bloccare la legge che più ci sta a cuore" ha dichiarato il Senatùr. La legge tanto cara al leader del Carroccio, per la cronaca, è quella che dà attuazione all'art. 119 della Costituzione, così come revisionato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, approvata dal centrosinistra (in effetti, a pensarci bene, Bossi e i suoi, sul punto, non dovrebbero avere nulla da temere, visto che chi ha già introdotto in Costituzione quello che lui chiama "federalismo fiscale", qualora dovesse tornare al Governo, con tutta probabilità, non avrebbe problemi ad approvare qualche altra norma di attuazione della riforma già a suo tempo varata...).

In ogni caso, ammesso pure che l'interesse generale richieda oggi quella "continuità della vita istituzionale" di cui parlava qualche giorno fa il Presidente Napolitano, una cosa è certa: se si dovessero posticipare le elezioni non sarebbe certo per il senso di responsabilità del Premier o degli altri attori politici in campo. Significherebbe soltanto che la sintesi degli interessi particolari avrebbe condotto a questa soluzione.

Per il momento sembra, invece, che le condizioni per garantire la suddetta "continuità" non ci siano. Pidiellini e leghisti difficilmente sosterranno un Governo che non sia guidato da Berlusconi. E di certo un esecutivo di fatto legittimato da una maggioranza costituita da Pd, Idv, Udc e finiani, anche se astrattamente ipotizzabile, sarebbe politicamente insostenibile.

Napolitano è attendista. Non essendo state presentate dimissioni, il Capo dello Stato non è tenuto ad effettuare nessun tentativo di "parlamentarizzazione" della crisi e riconduce l'accaduto alle dinamiche interne al partito di maggioranza, giudicando la scissione del Pdl sostanzialmente irrilevante dal punto di vista istituzionale. Ma questa "irrilevanza" potrebbe durare poco.

Potrebbe accadere che qualche gruppo presenti in Parlamento una mozione di sfiducia, che - come prevede l'art. 94 della Costituzione - richiede soltanto la firma di un decimo dei membri di una camera. O, più facilmente, potrebbe verificarsi che la maggioranza vada sotto nella votazione di qualche provvedimento particolarmente "delicato".

Non è un caso che, da qualche giorno, il Premier affermi di essere tentato di ritirare il disegno di legge sulle intercettazioni, ormai, a suo dire, del tutto stravolto, ma di non farlo solo per non fare un piacere alle opposizioni. Il che signfica che, se il provvedimento dovesse essere bocciato per colpa dei finiani, egli potrebbe sempre negare la sconfitta, denunciando piuttosto la collusione, nell'uso politico della giustizia, tra fuoriusciti del Pdl e sinistre. Il Cavaliere ormai è un po' troppo prevedibile...

Su una cosa ha ragione Scalfari nel suo editoriale: quello di cacciare Fini dal partito è stato un passo falso. E il fatto che i sondaggisti siano impazziti nel tentare di individuare l'effettiva portata dei consensi di cui dispone, allo stato, il Presidente della Camera è un indice molto interessante.

Anche dalle scelte di Fini dei prossimi giorni dipenderà il futuro politico del nostro Paese, nel quale, tra gli altri, esiste un vuoto politico e culturale che da troppo tempo aspetta di essere colmato: quello della destra liberale.

Foto | Flickr

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