Il primo banco di prova della maggioranza dopo la rottura tra Berlusconi e Fini: il voto sull'anomala mozione di "sfiducia" contro Caliendo

Caliendo

Dopo la cacciata del Presidente della Camera dal Pdl, ecco arrivare il primo banco di prova della maggioranza: il voto sulla mozione contro il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, coinvolto nelle indagini sulla P3. Nella conferenza dei capigruppo di oggi sarà accolta, infatti, la richiesta presentata dal Pd di inserire nel calendario dell'ultima settimana di lavori parlamentari anche tale scottante questione.

Fini non ha ancora espresso la sua posizione al riguardo, ma sembrerebbe essere orientato verso l'astensione, anche in considerazione del fatto che un voto favorevole potrebbe essere facilmente strumentalizzato e rischierebbe di non trovare il consenso unanime di tutti i parlamentari di "Futuro e Libertà". Meglio evitare, pertanto, un possibile autogol.

A prescindere dal merito della questione, non mi sembra sia stata evidenziata, però, la stranezza del provvedimento (che, peraltro, trova qualche altro discutibile precedente: ricordo, in particolare, il caso Taormina nel 2001).

Nel testo del documento si legge che "il rapporto fiduciario tra Camere e Governo non può non riflettersi anche sul rapporto con i Sottosegretari di Stato, in considerazione del loro ruolo di indirizzo, di supporto e di supplenza dell'attività di Governo nelle sedi parlamentari".

Ammesso pure che ciò sia vero, non si può, tuttavia, non rilevare:

a) che, come ricordano anche i firmatari della mozione, la revoca del sottosegretario spetta al Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito lo stesso Consiglio dei ministri (e soprattutto il Ministro di riferimento);

b) che la Costituzione prevede che il Parlamento può sfiduciare l'intero Governo (art. 94) e che la Corte costituzionale ha ammesso la sfiducia individuale nei confronti di un singolo Ministro, ma non quella nei confronti di un Sottosegretario, che non fa parte del Consiglio dei ministri e svolge soltanto le funzioni delegategli dal Ministro di riferimento, al quale risponde;

c) che il responsabile politico delle attività del Sottosegretario è lo stesso Ministro di riferimento e, pertanto, la sfiducia dovrebbe semmai riguardare quest'ultimo (e l'intero Governo), non solo, e non tanto, il Sottosegretario.

Potrebbero sembrare sottogliezze tecniche, ma non lo sono. L'uso distorto della mozione potrebbe produrre, infatti, riflessi indesiderati sul ruolo e sulle funzioni dei sottosegretari di Stato e sul rapporto tra questi ultimi e il Parlamento: se, infatti, i primi rispondono direttamente al Parlamento, perché non possono partecipare alle sedute del Consiglio dei ministri e concorrere all'assunzione delle decisioni dell'esecutivo?

Foto | Flickr

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